Proponiamo un estratto dell’intervento di Ignazio Visco pubblicato su Nuova Atlantide (Fondazione per la Sussidiarietà) L’Unione Europea è in una fase cruciale della sua storia.
Quel che è stato fatto sinora non è più sufficiente per reggere l’urto con le sfide globali di questo tempo così incerto.
Occorre tornare a lavorare sui fondamentali per avviare finalmente un percorso di vera condivisione politico-ideale.
Quello che si è del tutto trascurato a Maastricht.
L’Unione Economica e Monetaria, oggi più che mai, non può bastare.
Le nuove drammatiche criticità, a partire dalla guerra, così come il crollo delle nascite e la forbice tecnologica con altre realtà, impongono all’Ue una svolta decisiva.
Laddove la partita dell’ideale condiviso può avvenire solo attraverso la messa in pratica di un vero patto fiduciario.
Non è più sostenibile l’assenza di un riconoscimento reciproco tra tutti i Paesi membri.
Non è più sostenibile la ragione dei soliti sospetti.
L’Unione Europea è nata a partire dai mercati e dalla moneta.
Non certo da una unità politico-ideale, come invece sarebbe stato auspicabile.
Ora, per provare a comprendere il livello di complessità che permane nell’Ue sul piano della governance, è opportuno analizzare come essa ha saputo rispondere appieno alle nuove crisi che si sono succedute negli ultimi vent’anni.
Va riconosciuto che ci è stato un tentativo di partire proprio dalla condivisione dell’ideale politico, ma fu bloccato all’inizio degli anni ‘50.
C’era l’idea di costituire una difesa comune, ma si mise di traverso la Francia che conservava ancora timori e sospetti verso la vicina Germania.
Nonostante queste difficoltà, oggi è chiaro quello che ci unisce, ma è altrettanto chiaro quello che non ci unisce: la condivisione dei valori, delle tradizioni, delle culture.
La realtà, comunque, è che in Europa è presente un’unione di Paesi.
Tale unione ha dovuto affrontare, nel corso degli ultimi venti anni, diverse e gravi crisi.
La crisi finanziaria internazionale, che ha avuto all’inizio una risposta decisa e unitaria sul piano della politica di bilancio, ha visto successivamente dividersi numerosi Paesi.
La politica monetaria, infatti, in principio, è stata molto accomodante e dopodiché, con una sequenza di risposte agli accadimenti in atto, si è mostrata molto incerta e forse anche repressiva.
La crisi finanziaria ha messo a dura prova i sistemi bancari nel loro complesso.
In questa costellazione la Bce ha svolto un ruolo decisivo per ridurre la speculazione relativa ai singoli debiti pubblici ma, nel complesso, la risposta europea è stata confusa e disarticolata.
Poi vi è stata la seconda crisi, quella provocata dalla pandemia da Covid-19.
La crisi pandemica, nonostante i gravi danni causati, alla fine è stata abbastanza contenuta, grazie a una risposta unitaria; mi riferisco ai prestiti per limitare il più possibile i rischi di disoccupazione.
Dopodiché è stato pensato il Next Generation Eu, un programma per i giovani, proprio per evitare che dovessero essere loro a pagare, nel tempo, il costo più elevato della pandemia.
Si arriva così alla crisi energetica provocata dall’aggressione russa all’Ucraina.
Nel frattempo, alcune delle condizioni che valevano prima della pandemia sono state sospese.
Per esempio, per un certo periodo, è stato sospeso il Patto di Stabilità e Crescita, quell’insieme di regole tese a tenere sotto controllo i bilanci pubblici per evitare che il debito dilagasse, anzi, per assicurare che il debito andasse progressivamente a scendere verso il 60% previsto da Maastricht.
Il fatto è che – come mostra l’esame di tutti i lavori preparatori – un’unione monetaria senza unione di bilancio non può funzionare.
Perché non può esserci una banca centrale unica e 20 banche nell’area dell’euro, con i ministri dei bilanci che agiscono ognuno con la propria politica.
Insomma, c’è un problema: non ci si è messi d’accordo perché non ci si fida gli uni degli altri.
Si tratta di una sfiducia che va oltre la dimensione finanziaria ed economica.
È una sfiducia di rapporti politici, di ideali comuni e di necessità comuni.
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