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L’Unione dei mercati dei capitali alla prova dell’Europa che verrà | L’analisi di Patrizio Messina, Managing Partner Italy Hogan Lovells e di Diego Rossano, ordinario di diritto dell’economia Napoli “Parthenope”

Mairead McGuinness, l’attuale commissario Ue per i servizi finanziari, ha dichiarato, in un articolo pubblicato di recente sul Financial Times, che il sistema Ue di finanziamento delle imprese si caratterizza per un limitato ricorso al mercato dei capitali a favore del canale bancario.

Non è un caso, come evidenzia il commissario, che Birkenstock, marchio tedesco di calzature, abbia deciso di quotarsi nel 2023 alla Borsa di New York, invece che a Francoforte, Parigi o ad Amsterdam.

Sotto questo profilo, l’Ue è in evidente ritardo rispetto ai suoi competitor: Stati Uniti e Cina.

Come risulta in un rapporto di Assonime di fine dicembre scorso, tra il 2015 e il 2023, il rapporto tra capitali raccolti sul mercato e pil è stato in Europa pari a circa la metà di quello di Usa, Cina e Regno Unito.

Negli ultimi tre anni, il gap è cresciuto soprattutto rispetto agli Stati Uniti e al Regno Unito (-60%), rimanendo costante rispetto alla Cina.

Ciò a causa anche dell’attuale frammentazione dei mercati e dell’assenza di un quadro normativo uniforme in materia all’interno della zona europea.

Nonostante le buone intenzioni, infatti, il progetto di un’Unione dei Mercati di Capitali (Cmu) è ancora ben lontano dall’essere realizzato.

Ci si riferisce, in particolare, al programma che dal 2015 la Commissione Ue supporta al fine di soddisfare, tra le altre necessità, l’interesse delle piccole e medie imprese (pmi) di poter beneficiare del sostegno necessario per perseguire le proprie ambizioni.

Più in generale, i diversi Action Plans (anche recenti) adottati dalla Commissione Ue in materia di Cmu orientano tutti nel senso di rilanciare: il finanziamento delle imprese dell’Ue, le infrastrutture di mercato, gli investimenti al dettaglio e il mercato interno.

La Cmu, infatti, è stata immaginata per garantire una maggiore integrazione del Mercato dei Capitali mediante la rimozione, tra l’altro, degli ostacoli che impediscono gli investimenti transfrontalieri.

Ovviamente, le problematiche connesse all’adozione di apposite modalità tecniche mediante le quali gli Stati dell’Ue dovranno impegnarsi, sul piano delle concretezze, a dare seguito a siffatto progetto, impone in primo luogo una condivisione politica.

È ben noto, tuttavia, che la realtà europea non si è mostrata sempre coesa e, dunque, aperta a facili dialoghi.

La logica imperante in questi tempi, improntata alla difesa delle specificità che connotano i differenti Paesi, si traduce in una scarsa propensione a una visione di insieme, sicché è di ostacolo al processo di integrazione degli Stati, rivelando i limiti dell’armonizzazione delle regole che disciplinano i rapporti economici.

Si auspica che un progetto così importante per le sorti dell’Ue venga fattivamente sostenuto dal nuovo parlamento Ue e dal nuovo presidente che dovrà tenere in debito conto i passi fatti fin qui.

Nello specifico, mentre con riguardo a qualche profilo della Cmu (per esempio quello relativo alla costituzione di una supervisione unica dei mercati dei capitali), permangono opinioni discordanti tra i rappresentanti degli Stati membri, su altri aspetti sembra possa convergere il consenso necessario.

Ci si riferisce, nello specifico, alla centralità del ruolo che la cartolarizzazione potrà acquisire nel rilanciare e completare il progetto di cui in discorso.

A ben considerare, la cartolarizzazione risulta essere uno strumento essenziale per il finanziamento dell’economia, in quanto consente di allocare in modo efficiente il rischio agli investitori più adatti a sostenerlo e inoltre apporta indubbi vantaggi in un mercato finanziario – come quello europeo – caratterizzato da una considerevole predominanza di finanziamenti erogati attraverso il sistema bancario tradizionale.

Più in generale, occorre tenere presente che gli studiosi della materia dovranno cimentarsi nel prossimo futuro nell’identificazione degli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della Cmu, in un contesto di mercato nel quale non sono più tollerabili trattamenti disciplinari differenti all’interno della zona Ue.

Tale proposito dovrà essere perseguito ovviamente avendo cura di suggerire le possibili soluzioni da adottare in sede legislativa.

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