“Con 73 miliardi di euro e un +5% sull’anno precedente l’export agroalimentare italiano continua a dimostrarsi un asset fondamentale del nostro Paese”.
È il commento di Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia, ai dati Istat sull’export agroalimentare a consuntivo del 2025, che si conferma in valore il più alto di sempre.
Un’attenzione specifica nell’analisi del nostro export deve andare alle indicazioni geografiche. Dop e Igp, infatti, rappresentano (dati al 2024) il 19% del fatturato complessivo del settore agroalimentare e si sono confermate un elemento chiave dell’export agroalimentare italiano e un asset strategico per la competitività europea.
“Dobbiamo sempre ricordare che le nostre Ig esportano quasi il 60% del proprio fatturato, rispetto al 29% della media dell’industria alimentare, per questo motivo, siamo preoccupati dell’azione inadeguata che la Commissione europea sta dedicando alla tutela di questa classe di prodotti: non basta scrivere riferimenti generici alla protezione delle Ig negli accordi bilaterali, se poi non è implementata un’effettiva protezione” dice ancora Scordamaglia.
Un discorso che per Filiera Italia vale per il recente accordo Mercosur che è stato di fatto svuotato nelle sue clausole di protezione delle indicazioni geografiche, a seguito dell’accordo commerciale sottoscritto tra i presidenti Milei e Trump che rende possibile l’esportazione dagli Usa all’Argentina di prodotti come il Parmesan e altri italian sounding di grana, pecorino, gorgonzola etc.
“Un conflitto – prosegue Scordamaglia – che si è già riproposto negli accordi come quelli con la Cambogia, con la Malesia, il Vietnam e la Thailandia e che rischia di diventare un pesante elemento di penalizzazione anche negli accordi con l’India e l’Australia che Von der Leyen si appresta a sottoscrivere senza aver ottenuto garanzie adeguate sulla tutela delle Ig a cominciare, nel caso dell’Australia, dal prosecco”.








