Su Repubblica Lucio Caracciolo commenta la richiesta di arresto di Netanyahu e del suo ex ministro della Difesa Gallant da parte della Corte penale internazionale. Le accuse sono pesantissime: dall’affamare volutamente uomini, donne e bambini di Gaza a assassinio, persecuzione e altri atti inumani. L’uno e l’altro avrebbero dato ordine di uccidere civili innocenti. Crimini che insieme al blocco di elettricità, cibo, medicine contribuiscono a rafforzare la tesi del genocidio contro i palestinesi promossa davanti alla Corte dal Sudafrica e sostenuta da un crescente numero di paesi. Anche dal papa.
Tre le immediate conseguenze della decisione. Primo, l’isolamento quasi totale di Israele ne viene rafforzato. Secondo, le speranze di riportare gli ostaggi israeliani a casa, già minime, si avvicinano allo zero data la delegittimazione di Netanyahu (ultimo dei suoi problemi). Terzo, si apre una delicatissima partita fra gli Stati che riconoscono la Corte, perciò costretti in teoria ad arrestare Netanyahu e Gallant se mettessero piede sul proprio territorio. Il governo olandese assicura che nel caso lo farebbe, fosse solo per rispetto della Corte che ospita nella città sede del suo governo. Molti altri sono orientati in questo senso. Fra questi anche noi, assicura il ministro Crosetto, che pure giudica “sbagliata” la decisione dell’Aia. In ogni caso la mobilità internazionale di Netanyahu, già autolimitata dalla guerra, sarà ulteriormente scoraggiata. Con l’importante eccezione dell’America. Dopo Putin tocca dunque a Netanyahu. C’è una via d’uscita? Sulla carta sì.
La Corte può essere disattivata dall’Onu. Precisamente dal Consiglio di Sicurezza, abilitato a sospendere per 12 mesi, rinnovabili, i procedimenti dell’Aia. E se russi e americani si mettessero d’accordo per consentire a Putin e Netanyahu di continuare a circolare liberamente, quindi anche a trattare su piede di formale parità con i loro nemici? Fantageopolitica, d’accordo. Ma che cosa resta di normale a questo mondo?








