Luciano Violante, su Repubblica, si occupa del dibattito in corso sulla legge elettorale, il quale – afferma – ha sinora trascurato i diritti costituzionali del popolo.
Il popolo deve poter scegliere con il voto chi deve rappresentarlo e, attraverso la rappresentanza, chi deve governarlo.
Sinora, invece, si discute solo nel principale interesse dei partiti, con il rischio di trovarci ancora una volta di fronte alla voragine dell’astensione.
Sarebbe opportuno concentrare il dibattito su alcune questioni.
1. Va restituito ai cittadini il diritto di scegliere, cosa che non fanno più dal 2006 (legge Porcellum), con il voto di preferenza.
2. Nessuna legge elettorale di per sé garantisce la stabilità dei governi.
3. La coalizione è ritenuta necessaria soprattutto dal centro destra, che preferisce un voto che decida non i rappresentanti, ma i governanti. L’esperienza ha smentito la capacità governante delle coalizioni, sia a destra che a sinistra.
4. L’alleanza vincente, se supera il 45%, avrebbe diritto a un premio di maggioranza tale che le assicuri la maggioranza assoluta, ma non la trasformi artificiosamente in maggioranza costituzionale, capace di cambiare la Costituzione senza ricorrere al referendum confermativo.
5. Per individuare l’alleanza vincente conterebbero solo i voti dei partiti che hanno superato la soglia di sbarramento.
6. La riduzione del numero dei parlamentari, da 945 a 600, 345 seggi in meno, produce una soglia di sbarramento implicita, attorno al 3%. Si potrebbe decidere, per la prima volta, di fissare una soglia bassa, del 2%, che si aggiungerebbe a quella implicita.
7. La riforma dovrebbe essere completata da due mirati interventi costituzionali: la sfiducia costruttiva, come in Germania e in Spagna, e il Parlamento in seduta comune per voto di fiducia, legge di bilancio, leggi costituzionali.
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