«Il nodo vero di questa emergenza non sta assolutamente nell’abolizione del brevetto come si pensa ma, soprattutto, nell’impossibilità produttiva delle aziende. Nella difficoltà che oggi, causa l’esplosione della richiesta, abbiamo nell’approvvigionamento dei più semplici filtri per le strumentazioni». Interviene così nel dibattito in corso sulla disponibilità di vaccini anti-Covid Lucia Aleotti, azionista e membro del Cda del gruppo Menarini e del Comitato di presidenza di Farmindustria.
Se anche il brevetto fosse abolito, pur transitoriamente, avverte in un’intervista a Il Messaggero, la situazione «non cambierebbe, anzi si aggraverebbe. Bisogna rendersi conto che il brevetto è la spinta per portare avanti la ricerca e continuare a lavorare come si è fatto nell’ultimo anno. Non c’è ricerca senza brevetto».
«I farmaci ci sono perché qualcuno ha investito per scoprirli – sottolinea Aleotti – Il punto è: come si può davvero produrre più vaccini? Anche le aziende che normalmente si occupano prevalentemente di questi prodotti lavorano in affanno. Perché i numeri sono lievitati a dismisura e i tempi per arrivare alla confezione finale non si possono dimezzare più di tanto».
Un esempio concreto: «La nostra azienda si occupa della produzione degli anticorpi monoclonali italiani messi a punto dal Centro di ricerca del Mad Lab del Toscana Life Science. Ebbene, i filtri che prima ci arrivavano dai fornitori in 2 giorni oggi ci mettono mesi».
Ma è fattibile produrre in Italia vaccini contro Sars-CoV-2? «Il vaccino è un prodotto biotecnologico estremamente complesso – premette Aleotti – Ha bisogno di macchinari come i bioreattori che, oggi, non è semplice neppure acquistare. È inoltre necessario altro materiale che sul mercato scarseggia. Va sicuramente trovata una soluzione. Di questo ha parlato Farmindustria durante l’incontro con il ministro dell’Industria Giorgetti. Si cerca di capire chi ha i macchinari per produrre i sieri anti-Covid e di creare un tavolo di filiera».
«È importante la produzione del farmaco – precisa Aleotti – ma anche l’infialamento. Alcune hanno delle macchine per questa operazione, ma si sta verificando se queste sono adatte per il vaccino contro il Covid-19. Stiamo verificando quante aziende riescono a dedicare una linea di produzione solo per questo». I tempi? «Pensiamo almeno 4-6 mesi», conferma.
Sulla possibilità di pensare alla sospensione temporanea dei diritti di proprietà e intanto attrezzare le aziende per la produzione dei vaccini, l’imprenditrice ribadisce: «il brevetto e i suoi benefici sono la garanzia senza la quale nessuno farebbe la ricerca. Può non piacere questo pensiero, ma è la realtà. Pensiamo solo alle prossime varianti».
Perché «oggi – ricorda – si lavora al vaccino creato per contrastare il virus che è sbarcato da noi un anno fa. Stiamo vedendo quante varianti stanno spuntando nel mondo. La modificazione dell’antidoto ha bisogno di nuove ricerche e nuovi investimenti per tutelare la salute anche nel prossimo futuro».
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