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Lucetta Scaraffia (La Stampa): «Le uniche veramente bruciate dalle elezioni al Quirinale sono due donne»

Mentre i galli si stanno azzuffando nel pollaio post-quirinalizio, le donne si possono solo leccare le ferite. E ammettere – scrive Lucetta Scaraffia sulla Stampa – che le uniche vittime veramente bruciate, con nome e cognome, da questa tornata di elezioni, sono state due donne: Maria Elisabetta Alberti Casellati ed Elisabetta Belloni.

I nomi degli uomini che sono stati via via evocati come possibili candidati sono stati citati infatti con prudenza, e soprattutto è stato loro evitato il massacro delle votazioni – nel caso di Casellati sventurata complice della sua stessa rovina – o quello dei falsi annunci – nel caso di Belloni. Quest’ultima ha dovuto perfino subire l’onta di un tweet di Grillo che, senza neppure dire il suo nome, del resto ormai speso con aria trionfale ovunque, la evocava già vincitrice genericamente come «signora Italia».

Non è il caso di ricordare che un trattamento simile non è stato riservato a nessun candidato uomo, mentre abbiamo dovuto assistere alla continua ripetizione – soprattutto da parte di Conte e di Salvini – del magico mantra della “donna al Quirinale” con l’aria di dire “noi sì che siamo buoni”. Sugli eventuali meriti di Belloni non si soffermava nessuno: l’unico suo atout, continuamente sventolato, era di essere una donna, finalmente.

Ma per fortuna che non è stata eletta in questo modo! Avrebbe dovuto per sette anni dimostrare continuamente di non essere un trofeo, ma una persona degna della carica, compito ingrato per chiunque. Finché le donne saranno elette, e scelte per posizioni apicali – come la presidenza del Senato a Casellati – in questo modo, esse non giocheranno mai un vero ruolo nella politica italiana, ma rimarranno figure subalterne, a rimorchio dei leader che di volta in volta le hanno favorite.

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