Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Luca Cordero di Montezemolo: “Malinconia e tristezza per la situazione Stellantis. Nel 2022 fui il primo a dichiarare che l’auto italiana non esisteva più, eccetto la Ferrari, ma fui ignorato”

Luca Cordero di Montezemolo, intervistato sul Corriere della Sera di giovedì 5 dicembre da Bianca Carretto, esprimere malinconia e tristezza per la situazione in cui oggi è coinvolto il gruppo Stellantis, subentrato alla vecchia Fiat.

«Nel 2022 fui il primo a dichiarare che l’auto italiana non esisteva più, eccetto la Ferrari, ottenendo come risposta un silenzio tombale da parte dei sindacati, del governo e dell’opposizione.

Identica ritrosia mi fu riservata quando chiesi perché ai tempi del governo Conte 2 era stato fatto un prestito a Fca, poco prima della fusione con Peugeot, di 6,3 miliardi di euro, con impegni precisi, totalmente disattesi.

Denaro che lo Stato aveva erogato per difendere il lavoro, invece era stato utilizzato per una divisione di utili pari a 5 miliardi a favore dell’azionista».

Montezemolo è stato per 3o anni nel gruppo, di cui 23 in Ferrari, portandola ai massimi livelli sia sportivi sia commerciali.

Sergio Marchionne, quando arrivò nel 2004, aveva grande rispetto e considerazione per Luca, per poi essere costretto dalla proprietà ad allontanarlo dall’azienda di Maranello, comunicando il licenziamento alla stampa, durante un convegno a Cernobbio.

Marchionne confidò subito, di essersi «vergognato come un ladro» e di aver dovuto attuare una decisione presa da altri.

Non era un mistero che anche allora ci fossero divergenze tra gli azionisti e il management di Torino.

Le domande che ora balenano nella mente di Montezemolo sono sicuramente numerose, analoghe al tempo trascorso in quella che lui ha sempre considerato la sua casa.

«Mi chiedo perché John Elkann non si è opposto a Carlos Tavares, il ceo di Stellantis appena esautorato, quando decise di fare produrre la Fiat 600 in Polonia?

Scelta presa quando Mirafiori — come ora — era ferma, con gli operai in cassa di integrazione».

Non trova una risposta logica, ricordando anche che «i fornitori italiani sono stati sollecitati, attraverso una lettera, a investire in Marocco, esaltando le facilitazioni dedicate all’industria automobilistica in quella nazione.

Quando, tutto il mondo sa che il nostro Paese è riconosciuto per essere il maggiore produttore di componentistica per veicoli».

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.