Su Italia Oggi, Marino Longoni punta il dito sui legislatori che scrivono male le norme e non pagano mai i loro errori: “La truffa da 440 milioni scoperta dalla Guardia di Finanza di Rimini – scrive – apre squarci inquietanti sulla legislazione degli ultimi anni, in particolare su quella dei due governi Conte”.
Sono le parole intercettate degli stessi indagati a dare il senso dello sfascio nel quale si dibatte un legislatore ormai incapace di prevedere gli effetti delle proprie azioni: «lo stato italiano è pazzesco, vogliono essere inculati, praticamente» dichiara uno di loro. Cioè a dire, le norme sono scritte così male che è facilissimo aggirarle. Guadagnandoci centinaia di milioni di euro.
Sono stati ritrovati, infatti, valigette piene di banconote. Non si tratta nemmeno di un caso isolato. Infatti stanno emergendo truffe di dimensioni ancora maggiori. Il premier Draghi ha dichiarato, nel discorso di fine anno, che l’amministrazione finanziaria ha bloccato 4 miliardi di agevolazioni fittizie, legate in gran parte ai bonus edilizi, ma ora pare che la metà di questi siano già stati incassati dai truffatori, quindi impossibili da recuperare.
Queste truffe utilizzano infatti cessioni multiple dei crediti d’imposta e molti prestanomi nullatenenti per schermare i beneficiari effettivi, ai quali non sempre è possibile risalire. Ora – sottolinea Longoni – è pur vero che le frodi e i truffatori ci sono sempre stati. Ma con l’emergenza pandemia e la legislazione che ne è seguita sembra che si sia voluto apparecchiare loro una tavola imbandita, che li si sia invitati ad un pranzo di nozze.
Si tratta semplicemente di un legislatore che non sa quello che fa, più impegnato a inseguire il consenso istantaneo dei social network che a studiare nel dettaglio e con l’aiuto di persone competenti e affidabili il contenuto delle norme che vengono approvate? Oppure, Dio non voglia, c’è addirittura della malafede: cioè chi ha scritto quelle norme sapeva benissimo quanto fossero facilmente aggirabili, sapeva che avrebbero provocato un danno enorme all’erario, ma se ne è fregato, era una questione per lui irrilevante (una eventualità pacificamente ammessa).
Essendo interessato realmente solo a mantenere e possibilmente aumentare il proprio consenso, il proprio potere. Dopotutto – conclude – la distribuzione di denaro pubblico è sempre stata la via maestra per il raggiungimento di questo obiettivo”.
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