“Strano è un Paese in cui i suggerimenti di una importante organizzazione internazionale indicano problemi che la politica nazionale ignora, quando non li aggrava”. Lo scrive Stefano Lepri sulla Stampa osservando che “l’Ocse ci dice che da noi è arduo fare affari perché la legge è rispettata poco e la giustizia civile impiega anni per stabilire torti e ragioni; dove l’economia stenta perché troppi giovani né studiano né lavorano. Il rapporto sull’Italia pubblicato ieri è stato invece subito frainteso a scopo polemico, nella solita chiave di trovare nemici fuori dei confini o mettere sotto accusa la perfidia dei «tecnici».
Fra i punti principali, l’Ocse chiede di tassare di meno i salari e di più la casa e le eredità: per la maggior parte degli economisti è ovvio, nella politica italiana o ci si scandalizza o si fa finta di non aver sentito. 138 Paesi più ricchi del pianeta finanziano l’Ocse perché studi come meglio far crescere le economie. Dei suoi consigli l’Italia ha bisogno più degli altri perché è quello che cresce di meno. Negli ultimi anni, tuttavia, in alcuni casi ha fatto perfino il contrario di quanto le si raccomandava, negli altri ha perlopiù continuato a comportarsi come prima.
I fattori che ostacolano la crescita – sottolinea l’editorialista – sono in sostanza politici: ovvero provengono da equilibri di potere consolidati nella nostra società, che sempre è stato difficile toccare, con l’attuale maggioranza di governo probabilmente di più. L’Ocse, organismo intergovernativo, non può sbilanciarsi, eppure alcuni accenni sono significativi. La presidente del consiglio ripete spesso che per tenere in ordine il bilancio dello Stato preferisce i tagli delle spese alle tasse, pur se per ora ha tagliato solo lo 0,2%. Fa scandalo che l’Ocse proponga di reintrodurre l’imposta sulla prima casa, ma è bene notare che consiglia di ripartire diversamente il carico fiscale, non di accrescerlo; ovvero più su consumi e proprietà, meno sul lavoro.
Tenta di dirci, l’Ocse, che in vari campi l’Italia sempre più si sta facendo male da sola. Si ostina a tassare soprattutto chi produce mentre le tasse di successione sono tra le più basse del mondo. Alcune delle misure favorite dall’Ocse possono apparire schematiche, altre invecchiate. Però – conclude – vale la pena di discuterne, per riportare con i piedi per terra un dibattito politico in cui prevale la voce di quelli che difendono rendite e privilegi”.
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