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L’obiettivo dell’Italia è di versare meno risorse nel bilancio | Lo scenario

L’auspicio dell’Italia è che la revisione delle risorse proprie dell’Unione europea possa portare a un minor contributo nazionale da versare.

A spiegarlo è un dossier dei tecnici di Camera e Senato che analizza la Relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia alla Ue nell’anno 2023 presentata dal ministro per gli Affari europei, Raffaele Fitto.

Già nel 2021 Bruxelles aveva presentato una serie di proposte per reperire nuove risorse proprie per rimborsare la componente di sovvenzione di NextGenerationEU e garantire il finanziamento del Fondo sociale per il clima.

Tra queste il pacchetto Befit, per contrastare i fenomeni dell’elusione e dell’evasione fiscale dettando regole comuni per la tassazione delle imprese in Europa.

Intanto l’impegno di Roma è di garantire l’adeguato finanziamento delle politiche da attuare.

La relazione auspica che le nuove porse proprie Ue “siano in grado di ridurre il contributo dell’Italia, a titolo di risorsa basata sul Reddito Nazionale Lordo”, si legge nel documento.

Di fatto la principale fonte di entrate per il bilancio dell’Ue e assicura che tutte le spese concordate abbiano una copertura sufficiente delle entrate, garantendo il pareggio.

Intanto, secondo quanto emerge dal ddl di assestamento di bilancio, gli stanziamenti per le risorse proprie Ue si riducono di oltre 1,5 miliardi.

Un calo ascrivile quasi in toto proprio a quelle e basate sul reddito nazionale lordo, mentre crescono le somme da versare per la risorsa propria basata sull’Iva (+250 milioni).

Per quanto riguarda l’Unione bancaria e dei mercati dei capitali, nel breve termine l’Italia punta a vedere riconosciute l’importanza e la priorità di iniziative per migliorare l’ambiente regolamentare per le pmi, “in considerazione della loro rilevanza nell’economia nazionale, nonché a vedere riconosciuta la centralità di politiche che pongano gli investimenti in primo piano”.

Il tema si incrocia con la riforma del Patto di Stabilità e Crescita.

Tra i principi della posizione italiana c’è infatti uno schema di salvaguardia per gli investimenti, inclusi quelli nella transizione verde e nel digitale.

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