“L’Italia è diventato il Paese più stabile in Europa. Non è detto che ciò sia necessariamente un bene. Dipende ovviamente come «si usa» questa stabilità. Ma conviene ricordare come stanno i nostri vicini a cui molti si ispirano, prima di preoccuparsi troppo di Pozzolo e Solinas (con tutto il rispetto)”. Così Nicola Porro sul Giornale.
“In Francia – sottolinea l’editorialista – Emmanuel Macron ha presentato una legge sull’immigrazione che è stata bocciata, ne ha presentata un’altra che è stata approvata con il voto di gollisti e lepeniani mentre un bel po’ di deputati di «En Marche» hanno votato contro. La ex premier Elisabeth Borne ha fatto approvare la contestata riforma delle pensioni e poi la loro finanziaria con l’articolo 49 della Costituzione gollista che evita il voto parlamentare (altro che la fantomatica onda nera meloniana che mette la fiducia sulla finanziaria).
In Germania le cose non vanno meglio. Pochi giorni fa, mentre gli agricoltori bloccavano Berlino, una deputata socialdemocratica ha chiesto di mettere fuori legge Alleanza per la Germania (L’AfD), e il capo dei popolari Friedrich Merz ha fatto notare che è da pazzi mettere fuori legge un partito che in certe aree del Paese arriva al 30%. Il leader socialista Pedro Sànchez – ricorda Porro – per stare al potere ha fatto accordi con varie regioni a partire dalla Catalogna scambiando favori (talvolta al limite e oltre alla costituzione) e amnistie con il voto per il governo, e ha scatenato così una corsa alle ricompense che sta spaccando la sinistra, le regioni contro le regioni e infine sta dividendo persino gli indipendentisti catalani.
In Polonia, l’astro nascente dell’economia continentale, il nuovo ministro della Cultura Bartiomiej Sienkiewicz ha licenziato i dirigenti dell’emittente statale TVP e della Radio polacca, sostituendoli con altri. E il neo governo Tusk ha fatto arrestare l’ex ministro dell’Interno condannato nel 2007 per abuso d’ufficio mentre si trovava presso la sede del presidente della Repubblica (eletto dal popolo tra l’altro). In Portogallo António Costa – socialista al comando – si è dimesso per una storiaccia di corruzione ambientale.
Sì, certo – conclude – il governo Meloni e i suoi alleati hanno qualche problema con Solinas e Pozzolo. E abuserebbe del voto di fiducia. Se solo avesse la costituzione gollista o le amnistie di Sánchez”.
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