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L’Italia dice no alla direttiva UE sulle case green | Lo scenario

Governo all’attacco della Commissione europea sulla proposta di direttiva sulle case green, che per l’Italia si tradurrebbe nella necessità di ristrutturare la gran parte degli immobili residenziali per portarli nelle classi energetiche E e D entro il 2030 e  il 2033. Sono infatti il 74%, cioè 11 milioni di immobili, secondo le  stime dell’Enea, quelli che si trovano in una classe inferiore alla D.    

“L’Italia non può affrontare il tema dell’efficientamento energetico degli immobili come gli altri Paesi”, ha detto il ministro degli Affari  europei, Raffaele Fitto, spiegando che “c’è una peculiarità del nostro Paese e il governo difenderà questa peculiarita’”. Sulla stessa linea il  titolare dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto  Fratin: “la direttiva sulle case verdi va emendata per adattarla al  contesto italiano. Il nostro patrimonio immobiliare e’ antico, prezioso e  fragile. Il governo difendera’ senza tentennamenti questa linea, tutelando  il valore degli immobili e non imponendo in tempi insostenibili onerosi  lavori ai privati”. Il governo, aggiunge il ministro delle Imprese, Adolfo  Urso, “negoziera’ in Europa per degli obiettivi realistici”.  Secondo Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture, la direttiva rischia di tradursi per l’Italia in una sorta di “tassa patrimoniale”. Definizione usata anche dal capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera,  Tommaso Foti.    

La direttiva, ricorda il Corriere della Sera, sarà votata domani in commissione dal Parlamento europeo, e dovrebbe arrivare all’esame dell’aula a marzo. Secondo il relatore Ciaran Cuffe (Verdi), “in Italia c’è molta disinformazione: gli emendamenti adottati lasciano ampia flessibilità agli Stati per i loro piani nazionali di ristrutturazione,  contribuiranno a creare lavoro e a mettere a disposizione dei cittadini  europei case che consumano meno energia migliorando la qualità della loro vita”. Tiziana Beghin, capodelegazione dei 5 Stelle al Parlamento Ue  condivide gli obiettivi della direttiva ma chiede piu’ “gradualita’”,  perche’ “non possiamo cambiare il parco edilizio dall’oggi al domani” e di  rendere strutturale e di carattere europeo il superbonus per le  ristrutturazioni.

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