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L’Italia cresce ma c’è troppa burocrazia | L’analisi dell’Ocse

L’Ocse rivede al rialzo le stime per l’Italia, quest’anno 0,8% contro lo 0,7% stimato a maggio), ma abbassa dello 0,1% a 1,1% quelle dell’anno prossimo.

È quanto emerge nell’aggiornamento del rapporto annuale Ocse.

Nella zona euro, la crescita è prevista allo 0,7% nel 2024 e l’1,3% nel 2025 sostenuta dalla “ripresa dei redditi reali e da un miglioramento della disponibilità del credito”.

Positivi i commenti del capoeconomista dell’Ocse, Alvaro Santos Pereira: “L’Italia sta facendo piuttosto bene, 0,8% quest’anno, 1,1% l’anno prossimo, quindi vicina al potenziale”.

Ma deve continuare a essere “prudente” in materia di bilancio e conti pubblici.

Secondo Pereira serve un impegno maggiore sulle riforme per ridurre “i fardelli regolamentari, che a volte sono troppo elevati”.

Importante anche trovare efficienze sulla spesa, “abbassare le esenzione e ampliare la base imponibile”.

L’inflazione in Italia dovrebbe attestarsi all’1,3% nel 2024 e al 2,2% nel 2025, valori rivisti al rialzo dello 0,2% sia per quest’anno che per il 2025.

L’inflazione core – che esclude i beni più volatili come alimentari e l’energia – è attesa al 2,3% al 2024, invariata rispetto alla stima precedente, e al 2,2% al 2025.

L’Ocse osserva che “crescita del prodotto mondiale è rimasta solida” essendo vista a +3,2% quest’anno (in rialzo dello 0,1% rispetto a maggio) e anche l’anno prossimo.

Ma avverte che “permangono rischi significativi”, dato che “le persistenti tensioni geopolitiche e commerciali potrebbero danneggiare sempre più gli investimenti e far aumentare i prezzi delle importazioni”.

La crescita è stata “relativamente sostenuta in molti Paesi del G20, in particolare in Stati Uniti, Brasile, India, Indonesia e Regno Unito.

Tuttavia, i risultati rimangono modesti in alcune economie, tra cui la Germania, e la produzione si è contratta in Argentina.

L’economia mondiale è a una svolta, è in corso un’accelerazione nei settori dei servizi.

La crescita dei salari reali sostiene ora le spese delle famiglie, anche se il potere d’acquisto rimane inferiore al livello pre-pandemia in numerosi Paesi.

Gli scambi mondiali ripartono più rapidamente del previsto ma i costi del trasporto marittimo restano elevati e gli ordini alle esportazioni sono recentemente rallentati”.

Sul fronte dei rischi “la crescita potrebbe rallentare più bruscamente del previsto a causa del raffreddamento dei mercati del lavoro e le deviazioni dal previsto percorso di disinflazione regolare potrebbero innescare perturbazioni nei mercati finanziari”.

Sul versante positivo, “la ripresa dei redditi reali potrebbe dare maggiore impulso alla fiducia e alla spesa dei consumatori, mentre un ulteriore calo del prezzo del petrolio accelererebbe la disinflazione”, osserva l’organizzazione.

Secondo Pereira i governi devono “dare una svolta alle riforme strutturali.

Negli ultimi anni il ritmo delle riforme normative si è arrestato e in importanti settori dell’economia i progressi delle riforme si sono fermati.

In un contesto di crescita lenta della produttività e di spazio fiscale ristretto, le riforme del mercato dei prodotti che promuovono mercati aperti con dinamiche competitive sane rimangono una leva fondamentale per rinvigorire la crescita”, ha osservato.

La raccomandazione ai governi appartenenti all’organizzazione è di adottare “azioni fiscali decise per garantire la sostenibilità del debito, preservare il margine di manovra dei governi per reagire a shock futuri e generare risorse per contribuire a soddisfare le pressioni future sulla spesa”.

L’Ocse sottolinea inoltre che “un maggiore impegno nel contenimento della spesa e nell’aumento delle entrate, all’interno di percorsi di aggiustamento credibili a medio termine, è fondamentale per garantire la stabilizzazione degli oneri del debito”.

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