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L’inutilità dei bisticci politici per le questioni importanti | L’opinione di Luciano Violante

«Non si tratta di conflitti, ma solo di bisticci». Lo osserva Luciano Violante. «Sull’evasione fiscale, sulla riforma della giustizia penale, come sulle tragedie delle migrazioni si è sviluppato l’abituale scambio di frasi ad effetto», scrive su Repubblica. «Prevale la convenienza, la furbizia, lo specchietto per porzioni di elettorato o per titolisti dei quotidiani. Sono bisticci d’occasione, privi di quella visione generale, che invece è propria dei conflitti politici. Non guardano al futuro, hanno vita breve e si coniugano spesso allo sdegno, una pretesa di superiorità nei confronti degli “altri”, considerati incapaci e inferiori».

«Il conflitto politico è invece cosa diversa; si protrae nel tempo, mette in campo scontri di idee e di argomentazioni, nuclei teorici, di pensieri, visioni del mondo e speranze; ha l’obbiettivo di costruire un ordine diverso, più giusto e perciò mobilita le coscienze, mentre il bisticcio mobilita i cronisti. A volte il conflitto politico si accompagna alla indignazione, cosa diversa dallo sdegno, perché possiede componenti di ragione e di valore. Mentre nello sdegno e nel bisticcio confliggono due pretese verità, nella indignazione e nel conflitto si manifesta un disvelamento, una conquista strappata all’occultamento o alla mistificazione che rende possibile un progresso, un passo in avanti».

«Nel campo politico l’onere del conflitto grava sulle spalle dell’opposizione. Le maggioranze, infatti, non hanno interesse a costruire un ordine diverso dal proprio perché la loro visione del mondo è stata premiata dal voto; hanno solo il compito di metterla in atto nell’esercizio del governo. Le opposizioni parlano di prepotenza. In realtà, se esercitata nell’ambito delle regole, si tratta di potenza, di messa in atto della forza politica, che va contrastata non con i piagnistei ma con il conflitto politico, con una diversa visione del mondo, un diverso programma di azioni parlamentari, sociali, popolari idonee a sostenerla. L’assenza del conflitto politico è la ragione di fondo dell’astensione dal voto».

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