A dirlo è Pierluigi Viale, direttore del Dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche all’ospedale Sant’Orsola Malpighi di Bologna. “Il focolaio di Bologna non ci ha sorpreso, chi conosce l’epidemiologia si chiedeva quando sarebbero comparsi i primi cluster, non se fossero comparsi. Per quanto riguarda Bologna, parliamo di un paio di soggetti malati e decine di positivi asintomatici”.
“Il portatore asintomatico – ha spiegato – è un trasmettitore poco efficiente però non si può escludere la possibilità che diffonda ad altri il virus. L’infezione è entrata in Italia due mesi prima rispetto al primo caso di malattia ed è circolata tramite gli asintomatici. Ci sono voluti quindi 60 giorni per arrivare a un caso clinico. I malati invece sono forti trasmettitori, in grado di contagiare anche 20-30 persone. Oggi – ha continuato -il virus è passato dallo stato epidemico a quello endemico: si muove lentamente tra soggetti che non hanno sintomi ma, come stiamo vedendo, in contesti sociali o lavorativi particolari si possono accumulare numerosi casi, finché qualcuno sviluppa Covid. Se il malato non viene individuato può infettare tante persone e generare un cluster, ovvero un’epidemia circoscritta. Se viene invece intercettato rapidamente e si attivano gli screening, i positivi vengono isolati e talvolta anche trattati e inclusi in sperimentazioni per conoscere la loro carica virale”.








