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L’impresa familiare è il modello più diffuso in Borsa, gli investitori esteri ai minimi da 10 anni | L’analisi

Delle 2.126 società quotate sull’Euronext Milan, per una capitalizzazione di oltre 583 mld, il 63,4% è controllato da famiglie, mentre solo l’11,6% delle società ha lo Stato come azionista di riferimento.

Diminuisce la presenza rilevante degli investitori istituzionali, soprattutto di quelli esteri che nel 2021 si è attestata sui valori più bassi dal 2013 quanto a numero di società partecipate e dal 2014 quanto a partecipazioni rilevanti.

L’applicazione della legge sulle quote rosa, modificata con la legge di bilancio 2020, continua ad avere un impatto sulla presenza femminile nei consigli di amministrazione che nel 2022 sale ancora raggiungendo il 43%.

La guida delle aziende resta ancora nelle mani degli uomini: nel 2022 le amministratrici delegate donne sono solo 17 e nelle società di piccole dimensioni -rappresentative del 2,1% della capitalizzazione di Borsa.

Le presidenti sono 32, il 27,4% della capitalizzazione complessiva.

È questo il quadro che emerge dall’11* rapporto Consob sulla corporate governance delle società italiane quotate dal quale emerge che delle 216 società quotate, più della metà appartiene al settore industriale, corrispondente al 36,6% circa del valore totale di mercato, mentre il settore dei servizi e quello finanziario contano rispettivamente per il 23,6% e il 22,2% degli emittenti quotati, pari al 30,8% e 32,6% della capitalizzazione complessiva.

Ecco i punti salienti del Rapporto

1) AUMENTA LA PRESA DELLE FAMIGLIE NELLE QUOTATE. LO STATO ALL’11,6%.

Nel 2021 è aumentata la concentrazione proprietaria delle imprese: la quota del primo azionista è pari in media al 49% del capitale (47,6% nel 2020), mentre la quota del mercato è pari al 39% del capitale (40% nel 2020).

In linea con gli anni precedenti, le famiglie continuano a essere i principali azionisti di riferimento, controllando il 63,4% delle imprese quotate, in prevalenza di minori dimensioni (incluse nell’indice Star o non incluse in alcun indice) e operanti nel settore industriale.

Lo Stato e gli altri enti locali rappresentano l’azionista di riferimento nell’11,6% delle società, in prevalenza di maggiori dimensioni e appartenenti al settore dei servizi.

Non è possibile individuare un ultimate controlling agent (Uca) per il 19% circa degli emittenti, in prevalenza imprese di maggiori dimensioni che operano nel settore finanziario.

2) PRESENZA INVESTITORI ESTERI AI MINIMI DA 10 ANNI

Nel 2021, la presenza degli investitori esteri nell’azionariato rilevante delle società quotate italiane ha registrato i valori più bassi dal 2013 quanto a numero di società partecipate e dal 2014 quanto a partecipazioni rilevanti.

La presenza di investitori istituzionali nell’azionariato rilevante delle società quotate italiane a fine 2021 mostra una riduzione rispetto agli anni più recenti, sia nel numero di imprese in cui tali investitori sono titolari di partecipazioni superiori alla soglia di trasparenza proprietaria (55 contro 65 del 2020, a fronte di una quota media oscillante attorno all’8%) sia nel numero complessivo di partecipazioni rilevanti detenute (72, mentre erano 84 nel 2020).

invece rimasto stabile a 18 il numero di emittenti (in prevalenza di piccole dimensioni) partecipati in misura rilevante da investitori istituzionali italiani, mentre il numero di partecipazioni di questi ultimi è aumentato di una unità.

3) PRESENZA DONNE NEI CDA AL 43%, NUOVO MASSIMO STORICO

A fine 2022, per effetto dell’applicazione della legge sulle quote rosa, la presenza femminile ha raggiunto il 43% degli incarichi di amministrazione e il 41% di quelli di componente dell’organo di controllo.

Si tratta di un nuovo massimo storico dopo quello raggiunto nel 2021, quando il 41% degli incarichi di amministratore nelle società quotate è stato esercitato da donne.

La maggior parte delle società (180, pari al 96,8% della capitalizzazione di mercato) ha applicato la quota di genere dei due quinti.

In tali società, le donne sono in media 4 e rappresentano il 43,6% del board.

La quota di genere di un quinto del board, prevista per il primo rinnovo successivo alla quotazione, è stata applicata da 14 emittenti, con una presenza in media di oltre 3 donne, pari al 37,1% del cda.

La presenza femminile si attesta su livelli simili anche in 13 società di recente quotazione, che non hanno ancora effettuato alcun rinnovo dell’organo di amministrazione secondo le citate norme (in media 3 donne, pari al 36,3% del board).

In media nei board siedono 4 donne, con una presenza femminile più elevata tra le società a medio-alta capitalizzazione e nel settore finanziario.

4) ANCORA POCHE DONNE AI VERTICI DELLE QUOTATE

A fine 2022, le donne ricoprivano il ruolo di amministratore delegato in 17 società di piccole dimensioni (rappresentative del 2,1% della capitalizzazione di mercato) e presiedevano l’organo amministrativo di 32 emittenti di più elevate dimensioni (rappresentativi del 27,4% della capitalizzazione complessiva).

Entrambi i dati mostrano un lieve incremento rispetto all’anno precedente (+1 amministratore delegato, +2 presidenti).

Circa tre donne su quattro si qualificano come consiglieri indipendenti e una donna su dieci è stata nominata dai soci di minoranza in applicazione del voto di lista (86 amministratrici, nominate in 68 società ad elevata capitalizzazione, rappresentative del 76% del valore complessivo di mercato).

I dati, precisa il rapporto, confermano che le donne sono titolari di più di un incarico di amministrazione con maggior frequenza rispetto agli uomini: questa situazione riguarda il 28,6% delle donne, rispetto al 21% dell’intera popolazione degli amministratori.

Il dato dell’interlocking femminile mostra tuttavia una continua flessione negli anni recenti, dopo il massimo pari al 34,9% raggiunto nel 2019.

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