“La vera impresa di Berlusconi non fu fondare le tv private o un partito che in tre mesi divenne il primo d’Italia.
Quella fu semmai la conseguenza.
La vera impresa di Berlusconi fu far sì che la maggioranza degli italiani si identificasse in lui: era milanese, e nel 2001 vinse 61 collegi su 61 in Sicilia.
Era enormemente ricco, e prese il voto dei poveri”.
Lo scrive Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera.
“L’italiano medio – spiega Cazzullo – ritrovava in Berlusconi cose che sentiva proprie: la diffidenza verso la sinistra, lo Stato, il fisco, la magistratura, i partiti.
E l’establishment, di cui Berlusconi, nonostante la sua ricchezza e il suo potere, non faceva parte, almeno all’inizio.
Qualcuno ha fatto notare che i suoi massimi interessi coincidevano con quelli della maggioranza degli italiani: il calcio e le donne.
Però la spiegazione del suo successo non è ovviamente tutta qui.
Con la maggioranza degli italiani, Berlusconi ha condiviso la profonda sfiducia verso la politica.
Verso i governi, qualunque fossero.
Nello stesso tempo, degli italiani Berlusconi ha rappresentato anche l’irrequietezza, l’energia, l’insofferenza per le regole, la capacità di trasformarsi in imprenditori.
Altri leader, ovviamente Mussolini, ma non soltanto lui, volevano cambiare gli italiani.
A Berlusconi gli italiani piacevano così come sono.
Ci ha assecondati, nelle nostre virtù e nei nostri vizi, invitando a rivendicare in pubblico quel che con i democristiani si faceva di nascosto in privato; e assecondandoci ci ha cambiati più di quanto abbia fatto in vent’anni il regime, quello vero.
Non è difficile prevedere cosa accadrà ora.
Chi lo attaccava ne denuncerà l’esaltazione postuma.
Chi lo sosteneva leggerà qualsiasi critica come sacrilego affronto.
Di sicuro, nel bene e nel male, nessuna personalità italiana ha lasciato un’impronta così profonda negli ultimi quarant’anni”.
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