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L’imprenditore Riccardo Illy: «L’embargo al gas russo è necessario»

“Dopo le atrocità commesse dai soldati russi a danno di inermi cittadini a Bucha sono emersi ulteriori orrori a Borodyanka e Irpin che hanno indignato l’opinione pubblica e i governi occidentali e soprattutto europei.

La proposta avanzata da più parti è di introdurre ulteriori sanzioni a carico della Russia. Quelle già vigenti hanno colpito l’economia russa anche se in parte l’effetto è stato attutito dall’aumento del prezzo dei prodotti energetici il cui flusso non è stato interrotto; hanno però anche contribuito al rallentamento dell’economia europea”.

Lo scrive l’imprenditore Riccardo Illy sul magazine digitale Inpiù.net.

“Ulteriori sanzioni che risulterebbero efficaci riguardano proprio gas e petrolio; bloccandone l’importazione si taglierebbe il flusso finanziario verso la Russia, portandola in poche settimane al default. Questa misura, però, impatterebbe pesantemente e asimmetricamente le economie dei paesi europei.

Ciò vale in particolare il gas, meno flessibile del petrolio perché prevalentemente trasportato tramite strutture fisse, per il quale l’Europa dipende dalla Russia per più del 40%. In particolare l’Italia e la Germania che inspiegabilmente ha deciso anni fa di spegnere le centrali nucleari per convertirsi al gas.
 
“Non sorprende quindi che a fronte della proposta della Presidente della Commissione Ue Von der Leyen di stoppare l’importazione di gas russo si sia opposta la Germania con il supporto dell’Austria. L’Italia, anche perché dispone di riserve che le consentirebbero di arrivare all’autunno, è più disponibile.

Questa misura estrema è peraltro l’unica in grado di piegare Putin; i paesi membri della UE dovrebbero prenderla in seria considerazione attuando immediatamente le misure necessarie a compensare la carenza di gas approfittando dell’arrivo dell’estate che ne fa crollare i consumi.

Oltre a riattivare centrali elettriche a carbone e nucleari dismesse, andrebbero sbloccate le autorizzazioni per centrali eoliche e fotovoltaiche, realizzati nuovi terminal di rigassificazione (su navi o nei paesi collegati da gasdotti) e soprattutto occorrerebbe interconnettere i gasdotti dei paesi membri per creare un unico network europeo.

Solo di fronte all’orrore provocato dalle immagini dei cadaveri dei civili massacrati a Bucha è pensabile di ottenere l’unanimità richiesta per attuare un programma di tale portata.

È peraltro meglio soffrire per qualche decina di mesi che rischiare di veder rivolgere la furia omicida di Putin, sconfitta l’Ucraina, verso altri paesi europei. In una guerra che provocherebbe certo più danni economici dell’embargo di gas” conclude Illy.

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