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Lilia Cavallari, presidente Upb: “La manovra è fatta da misure frammentate, dalla riforma dell’Irpef discende un disincentivo al lavoro” | L’analisi

“La manovra appare improntata a un’ottica di breve periodo, con interventi temporanei e frammentati”.

Durante l’audizione sulla manovra davanti alle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato, la presidente dell’Upb, Lilia Cavallari, ha sottolineato che sarebbe necessario “rafforzare l’orientamento di medio periodo della programmazione di bilancio, anche attraverso un rinnovato impegno per l’attuazione del Pnrr”.

In particolare per “il mantenimento di saldi che assicurino una discesa continua del debito in rapporto al Pil”, considerato che sulla crescita del 2024 sono aumentati i rischi al ribasso.

Per il raggiungimento degli obiettivi del governo, fissati nella parte alta delle previsioni, sarà cruciale puntare sul Pnrr, nonostante siano sempre “fanno più evidenti le criticità legate all’integrale utilizzo dei fondi”.

Cavallari ha evidenziato qualche perplessità sugli effetti del taglio del cuneo fiscale: per i redditi superiori ai 35.000 euro ci sarebbe un disincentivo al lavoro, mentre non ha effetti sulla redistribuzione.

L’Upb ha inoltre avvertito sulla necessità di avere coperture certe nel caso si volesse rendere strutturale la misura

PNNR CRUCIALE PER SPINTA A CRESCITA

“Il Pnrr ha un ruolo centrale per il sostegno dell’economia e la sua attuazione non può ammettere rinvii”, ha continuato Cavallari spiegando che il pieno avanzamento dei progetti del Piano, secondo stime dell’Upb, “fornirebbe uno stimolo all’attività economica che, se pur appena inferiori rispetto a quello prefigurato dal Mef, è determinante per lo sviluppo nel prossimo biennio.

Nel 2026, anno in cui si dovrebbe completare il programma europeo Rrf, le stime dell’Upb indicano che il Pnrr dovrebbe spingere il livello del Pil tra i 2,3 e i 2,6 punti percentuali rispetto allo scenario in assenza del Piano”.

“Affinché tale risultato sia raggiunto occorre avanzare speditamente con l’attuazione degli interventi”, ha proseguito Cavallari.

IL DEBITO RESTRINGE GLI SPAZI DI MANOVRA

Il debito restringe “i già stretti margini di azione per il bilancio”, compressi “dall’elevato onere sul servizio del debito, aggravato dal rialzo dei tassi di interesse e dal maggior ricorso all’indebitamento.

Un aumento permanente della curva dei rendimenti sui titoli di Stato di un punto percentuale dal 2024 comporterebbe un aumento della spesa per interessi pari a circa 20,5 miliardi cumulati nel triennio 2024-26″.

È quindi necessario che il debito scenda.

“Sebbene l’impatto della manovra sia coerente con gli obiettivi programmatici stabiliti nella Nadef 2023 e nel Dpb 2024, ogni rallentamento sulla strada obbligata di riduzione del debito rischia di comprimere ulteriormente i margini di manovra per affrontare condizioni sfavorevoli, quali shock inattesi o rallentamenti della crescita”, ha proseguito la presidente dell’Upb.

“In una situazione soggetta a rischi di natura interna e soprattutto internazionale, la manovra appare improntata a un’ottica di breve periodo, con interventi temporanei e frammentati.

Inoltre, per il secondo anno consecutivo, si prevede sia un aumento del deficit per il primo anno rispetto a quanto precedentemente stabilito, sia il rinvio all’anno finale dell’orizzonte previsivo – il 2026 – del conseguimento di un disavanzo inferiore al 3% del Pil”.

DA RIFORMA IRPEF DISINCENTIVO AL LAVORO

La revisione dell’Irpef “per fasce fa cessare ogni beneficio oltre la soglia di retribuzione lorda di 35.000 euro, con una perdita di circa 1.100 euro con il superamento di tale soglia per un solo euro.

E nell’eventualità di ulteriori proroghe vi sarebbe un forte disincentivo al lavoro e si renderebbe più complesso il raggiungimento degli accordi di rinnovo contrattuale”, ha spiegato Cavallari aggiungendo che “la revisione dell’Irpef riduce da 4 a 3 le aliquote e interviene sulle detrazioni, con un importo pari a circa 4,3 mld.

Il beneficio è di 75 euro annui per i redditi da lavoro dipendente tra 8.000 e 15.000; a partire dai 15.000 fino a 28.000 il vantaggio aumenta progressivamente con il reddito fino a un massimo di 260 euro; oltre i 50.000 euro il beneficio può azzerarsi per effetto del taglio delle detrazioni per oneri e spese non sanitarie”.

RIFORMA IRPEF NEUTRALE SU REDISTRIBUZIONE

Dalle analisi Upb, l’intervento sull’Irpef previsto dalla manovra “risulta sostanzialmente neutrale dal punto di vista della redistribuzione.

Includendo anche la decontribuzione, l’impatto diventa progressivo”, ha aggiunto Cavallari spiegando che “l’effetto dei due interventi è più consistente sugli operai, con un vantaggio medio della categoria del 3,4% dell’imponibile, seguiti dagli impiegati con un più contenuto 1,9%.

Per i pensionati, l’incidenza del beneficio e il beneficio assoluto risultano inferiori a quelli di operai e impiegati.

La decontribuzione premia sempre, in rapporto al reddito, in modo particolare i più giovani, soprattutto entro i 35 anni”.

NON SI COMPRENDONO FINALIT ABOLIZIONE ACE

La manovra prevede l’abrogazione dal 2024 dell’Ace, “l’incentivo permanente alla capitalizzazione delle imprese.

Mai esplicitamente richiamata nella legge delega, la misura viene collocata nell’ambito della revisione degli incentivi fiscali, ma di fatto costituisce una modifica strutturale del disegno dell’imposta sul reddito delle imprese che comporta la rinuncia alla neutralità tributaria sulla scelta delle fonti di finanziamento.

Rappresentando solo il primo tassello di un progetto di riforma più ampio, le finalità della sua abolizione sono difficili da individuare”, ha sottolineato Cavallari aggiungendo che “con l’abrogazione dell’Ace si ripristina la maggiore convenienza fiscale per il finanziamento con capitale di terzi rispetto al capitale proprio.

Il costo effettivo, al netto dell’imposta, di 1 euro di finanziamento rimane pari a 0,76 euro nel caso del debito e passa, con l’abolizione dell’Ace, da 0,76 a 1 euro nel caso del capitale proprio.

L’applicazione, prevista dalla legge delega, di un’aliquota di imposta ridotta sugli utili impiegati nella realizzazione di investimenti nei due periodi d’imposta successivi alla loro realizzazione, implicherebbe un meccanismo di incentivo che sembrerebbe compensare solo parzialmente l’asimmetria di trattamento delle fonti di finanziamento”.

DA STOP ACE MINOR GETTITO

“Nel 2021, le imprese hanno accumulato una deduzione potenziale pari a circa 29 miliardi.

L’abolizione dell’Ace aumenterà dal 2024 la capienza delle imprese e l’annuncio dell’abolizione della misura potrebbe spingere le imprese ad anticipare incrementi di capitale programmati per i prossimi anni per poter ottenere il beneficio della deduzione Ace ancora nel 2023 (da riportare agli anni successivi per le imprese non capienti).

Queste risposte comportamentali potrebbero produrre un minor gettito nel 2024 e un corrispondente minor recupero negli anni successivi”, ha concluso.

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