La vicenda del Liceo Tacito nel I Municipio
Torna al centro del dibattito nel I Municipio di Roma la situazione del Liceo Cornelio Tacito, che rischia di restare senza due aule del plesso Cairoli, parte dell’Istituto Comprensivo Luigi Rizzo. La comunicazione ufficiale, trasmessa dal Municipio alle dirigenze dei due istituti, stabilisce che dall’anno scolastico 2026/2027 non verrà rinnovato l’accordo che negli ultimi anni ha consentito al liceo di utilizzare temporaneamente quegli spazi. La decisione riporta l’attenzione su una questione definita annosa e che, in questa fase, potrebbe incidere su studenti, famiglie e personale scolastico.
La lettera dei docenti alle istituzioni
La scelta ha sorpreso docenti e personale del Liceo Tacito, che ricordano come la coabitazione nel plesso si sia svolta finora senza criticità, grazie a un’organizzazione condivisa e improntata alla collaborazione. Una novantina di insegnanti ha firmato una lettera inviata al sindaco Roberto Gualtieri, alla presidente del I Municipio e alla Città Metropolitana. Nel testo si evidenzia che “nel plesso scolastico alcune aule risultano attualmente inutilizzate a causa della flessione delle iscrizioni legata al calo demografico”.
I docenti sottolineano come la situazione sia diversa per il liceo di via Giordano Bruno, che registra un andamento in crescita con circa 250 nuove iscrizioni per il prossimo anno scolastico dopo l’ultimo open day. Le domande riguardano sia l’indirizzo classico sia quello linguistico e rappresentano, secondo il corpo docente, un segnale di fiducia da parte delle famiglie del territorio. Proprio questo dato rende difficile comprendere, a loro avviso, la scelta dell’amministrazione di non rinnovare l’accordo.
Iscrizioni in crescita e spazi a rischio
Nel quadro delineato dai docenti, la flessione delle iscrizioni in alcune realtà scolastiche del territorio si lega al calo demografico, mentre il Liceo Tacito continua a registrare un aumento delle domande di iscrizione. Questo elemento rafforza le preoccupazioni del personale scolastico, che teme ricadute sull’organizzazione didattica e sulla disponibilità degli spazi a partire dall’anno scolastico 2026/2027.
La questione resta quindi aperta e coinvolge direttamente istituzioni locali, dirigenti scolastici e comunità educativa, con l’obiettivo di individuare una soluzione che tuteli la continuità didattica e l’organizzazione degli spazi per gli studenti.
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