In un contesto in cui le prospettive di crescita dell’Eurozona sono negative e gli alti tassi di finanziamento rallentano la ripresa, vi è una forte esigenza di attrarre investimenti. Allo stesso tempo, come recentemente affermato dal responsabile delle relazioni internazionali della Direzione Generale della Concorrenza della Commissione Europea Eddy De Smitjer «l’Ue non dovrebbe essere un’ingenua economia aperta». Questa preoccupazione è alla base del Regolamento Ue n. 2022/2560, che consente alla Commissione europea di indagare sulle sovvenzioni provenienti da Paesi extra-Ue che creano distorsioni sul mercato interno e porne rimedio. Viene così colmata la lacuna della disciplina degli aiuti di Stato applicabile soltanto a risorse erogate da Stati membri.
Le prime due segnalazioni ricevute dalla Commissione europea hanno riguardato il mondo del calcio: La Liga si è lamentata delle sovvenzioni garantite dal fondo sovrano del Qatar al Paris Saint-Germain, mentre il club belga Royal Excelsior Virton ha segnalato i benefici di cui illegittimamente avrebbe beneficiato il club rivale Lommel Sk dopo essere stato acquistato dal City Football Group, una galassia di squadre di cui fa parte il Manchester City e controllata dall’Abu Dhabi United Group. La Commissione europea non sembra però intenzionata a intervenire, probabilmente anche in ragione delle regole del fair play che già dovrebbero costituire un adeguato presidio verso indebite alterazioni concorrenziali.
Si aspetta che l’attenzione della Commissione europea sarà invece focalizzata sulle operazioni di acquisizione rispetto alle quali vi è un obbligo di notifica preventiva nel caso in cui il fatturato realizzato nell’Ue dalla target abbia superato i 500 milioni di euro e le parti interessate dall’operazione abbiano beneficiato nei tre anni precedenti sovvenzioni da Paesi extra-Ue superiori a 50 milioni di euro.nozione di sovvenzione è estremamente ampia, così come sono particolarmente onerosi gli obblighi informativi che devono essere soddisfatti dall’impresa acquirente stabiliti da una disciplina che volutamente lascia ampia libertà di intervento alla Commissione europea.
Per guidare gli operatori è stato pubblicato un q&a, più volte aggiornato, che conferma la pervasività del Regolamento Ue n. 2022/2560. Basti pensare che, secondo i chiarimenti forniti, in caso di acquisizioni da parte di una società controllata da un fondo, il superamento della soglia di sovvenzioni ricevute si calcola sommando le somme ricevute da tutte le società nel portafoglio nel fondo di cui essa fa parte. Dal punto di vista informativo, il q&a conferma l’obbligo di fornire informazioni anche relativamente a corrispettivi ricevuti da Stati extra-Ue nell’ambito dell’esecuzione di contratti relativi alla sicurezza nazionale e alla difesa nonostante la sussistenza di penetranti obblighi di riservatezza.
La preoccupazione è che i fondi sovrani, a cui il Regolamento Ue n. 2022/2560 è destinato ad applicare con notevole frequenza, lo percepiscano come un ostacolo nella loro politica di investimenti in asset europei. Da un lato vi è infatti un rischio di execution ed è significativo che le prime segnalazioni riguardino proprio società controllate da fondi sovrani. Dall’altro vi sono obblighi invasivi di disclosure relativi ad informazioni strategiche.
Il Regolamento Ue n. 2022/2560 rischia dunque di entrare in conflitto con altri interessi europei, per esempio quelli collegati all’European Green Deal. I fondi sovrani si sono infatti affermati tra i principali promotori della transizione energetica investendo in modo sempre più ingente e consapevole su progetti rinnovabili. Un esempio è l’investimento da parte di Pif e Mubadala nella tedesca Skyborn Renewables, divenuta ormai il più grande promotore privato di energia eolica offshore al mondo, con una pipeline di progetti per oltre 30 Gw di capacità. Dunque è auspicabile un contemperamento tra un’economica aperta, ma troppo naïve, e politiche protezionistiche contrarie agli interessi europei.
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