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L’Europa della Nato spenderà 380 miliardi in difesa nel 2024 | Lo scenario

I Paesi europei aderenti alla Nato spenderanno quest’anno 380 miliardi per la difesa.

È questa la previsione dei vertici dell’alleanza atlantica a margine della riunione di Washington.

Una cifra di circa sei volte superiore a quella del 2014 quando era stato toccato il minimo storico.

Dal calcolo sono esclusi gli Stati Uniti che secondo le indicazioni dell’Istituto di Stoccolma per la pace investiranno circa 900 miliardi di dollari il 2,3% in più, e il 37% della spesa globale (tre volte superiore a quella della Cina, seconda della classifica).

Il cambio di rotta in Europa è stato provocato dal deterioramento del quadro geopolitico mondiale.

La spinta provocata dalla guerra in Ucraina è stata potente.

I governi dell’alleanza hanno concordato contratti del valore di 10 miliardi di dollari per la produzione di armi e munizioni per rifornire le scorte degli alleati.

Una decisione, spiega la Casa Bianca, che fa seguito all’adozione, al vertice dell’Alleanza a Vilnius, del Defense Production Action Plan per meglio coordinare la produzione industriale della difesa dei diversi Paesi membri.

Al centro del dibattito che si è svolto a Washington è l’obbligo per i Paesi europei di raggiungere il 2% del Pil come spesa dedicata alla difesa.

Prima della guerra in Ucraina a rispettare la soglia erano Gran Bretagna, Polonia, Grecia, Lettonia ed Estonia.

Oggi sono rimaste Spagna, Italia, Portogallo, Belgio, Lussemburgo, Slovenia e Croazia

La differenza di spesa tra il 2022 e il 2024 è evidente: secondo i dati Nato, Polonia e Germania hanno aumentato il loro investimento rispettivamente del 90,7% e del 40,8%, valori ben superiori anche alla media dell’Alleanza che, Usa esclusi, è del +28,9%.

Dal punto di vista politico i riflettori sono puntati proprio sul riarmo della Germania che dalla fine della Guerra Fredda aveva progressivamente ridotto le spese anche se le sue aziende erano rimaste eccellenze mondiali.

Basti ricordare i carri armati Leopard prodotti della Rheinmetall.

Secondo l’agenzia stampa tedesca Dpa, per la prima volta in tre decenni la Germania, la più grande economia europea, ha comunicato alla Nato una spesa per la difesa pari al 2% del suo Pil.

Secondo il rapporto, il governo tedesco ha presentato un importo per l’anno in corso che corrisponde a una somma di 73,41 miliardi di dollari se convertita in cifre comparabili per l’Alleanza atlantica.

Si tratta di una cifra record per la Germania in termini assoluti.

In passato, secondo i documenti degli archivi della Nato, la Germania ha raggiunto la soglia di spesa per l’ultima volta nel 1992.

Negli anni della Guerra Fredda, il rapporto era solitamente superiore al 3%.

In questo quadro solo l’Italia fa eccezione.

Siamo l’unico Paese dove gli investimenti registrano un -0,4%.

I dati Nato certificano che nel 2023 Roma ha speso 28,6 miliardi di euro per la Difesa, una cifra inferiore di 10 miliardi a quella che avrebbe dovuto spendere se avesse rispettato la soglia del 2%, cioè 39,2 miliardi

L’Italia finora è stato uno dei Paesi che ha versato meno in armi destinate all’Ucraina: 350 milioni dal febbraio 2022: se dovesse seguire gli obiettivi Nato dovrebbe donare a Kiev 1,7 miliardi di euro l’anno.

Due anni di guerra in Ucraina hanno comunque cambiato radicalmente le prospettive degli Stati europei sulla sicurezza.

Questo cambiamento nella percezione della minaccia si riflette nella destinazione di quote crescenti del Pil alla spesa militare”, scrive il centro di ricerche per la pace che ha sede in Svezia.

La Russia, terza nella classifica mondiale, ha stanziato una cifra stimata in 102 miliardi di euro, il 4,5% a livello globale e il 24% in più su base annua, ovvero il 5,9% del suo Pil.

L’Ucraina, l’ottavo investitore mondiale nel settore delle armi, ha aumentato la sua spesa del 51% a oltre 60 miliardi di euro, un terzo del suo Pil.

Con i quasi 32 miliardi di euro di aiuti militari ricevuti, l’Ucraina ha ridotto notevolmente il divario con la Russia e la spesa militare totale ucraina è stata pari al 91% di quella di Mosca.

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