Carlo Cottarelli analizza le difficoltà che hanno investito il mondo del lavoro a seguito dell’emergenza sanitaria.
I dati sono drammatici: più di sette milioni di lavoratori hanno chiesto la cassa integrazione e oltre due milioni e mezzo di loro non hanno ancora ricevuto gli aiuti. A questi si aggiungono il milione di autonomi che ancora aspettano i 600 euro.
Rispetto a questo panorama – spiega in un intervento pubblicato sul quotidiano La Repubblica – la prima cosa da fare è il sostegno immediato del reddito di chi non può lavorare.
L’impressione però è che anche in questa drammatica congiuntura la burocrazia statale si sia mossa con la consueta lentezza, portando ad un’espansione del disagio davvero preoccupante.
Non solo, i sostegni erogati finora sono giustamente temporanei, ma sembrano in realtà precari: i bonus agli autonomi sono finanziati fino a maggio, il reddito di emergenza solo per due messi, la cassa integrazione solo fino ad agosto.
Se non si tornerà al lavoro al più presto sarà un problema serio, a meno di nuovi interventi.
Nessuno sa quanto realmente durerà il virus, ma la paura generata da questa situazione sta portando ad un clima di incertezza, soprattutto a livello economico, dove le famiglie e le imprese saranno molto prudenti nelle loro decisioni di spesa. E senza spesa non c’è produzione.
Quindi la disoccupazione, palese e nascosta, tenderà a rimanere elevata per parecchio tempo, con tanti lavoratori che perderanno la loro capacità di rientrare nel mercato del lavoro.
Un altro fenomeno significativo in questa recessione – secondo Cottarelli – riguarda il fatto che la perdita di lavoro ha colpito maggiormente le donne. Nell’Unione europea il 27 per cento delle donne ha lavori precari, quelli che probabilmente saranno persi più rapidamente.
Tornare alla normalità è quindi necessario, ma difficile. Le misure incluse nel decreto Rilancio sono “difensive” perché quattro quinti degli interventi consistono in parziali reintegri del reddito perso. Servono ulteriori interventi, soprattutto per investimenti pubblici, per avere un maggior impatto sulla domanda e sulla produzione.
I nuovi interventi per uscire da questa crisi saranno però possibili solo se lo Stato Italiano riuscirà a finanziarsi a tassi di interesse sostenibili.
E su questo non si può stare troppo tranquilli, perché il deficit pubblico salirà probabilmente oltre il 10,4 per cento del Pil previsto dal Documento di economia e finanza.
Speriamo quindi si concretizzi il progetto di un Recovery fund, su cui il 27 maggio la Commissione Europea farà la sua proposta. Speriamo anche che si superi l’avversione ideologica ai 36 miliardi del Mes sanitario.
Speriamo infine – sostiene Cottarelli – che la disponibilità, temporanea, di tutti questi soldi ci dia tempo per realizzare le riforme (a partire da un radicale taglio della burocrazia e da una velocizzazione della giustizia, civile, penale e amministrativa) senza le quali sarà difficile recuperare il terreno economico perso rispetto agli altri Paesi europei nell’ultimo quarto di secolo, e ridurre gradualmente il nostro debito pubblico una volta superata l’attuale recessione.








