Come previsto dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, per centrare gli obiettivi del pacchetto Fit for 55, l’Italia entro il 2030 dovrà installare nuova capacità rinnovabile rispetto al 2021 per circa 74 Gw (di cui circa 57 Gw da fotovoltaico e circa 17 Gw da eolico) e arrivare a coprire circa il 65% dei consumi finali elettrici lordi con energia rinnovabile, in notevole aumento rispetto al 36% rilevato nel 2021.
È evidente come sia necessario e urgente individuare tutte le possibili soluzioni che aiutino a raggiungere questo obiettivo, considerando quanto poco tempo abbiamo a disposizione, anche visti i tempi per autorizzare i nuovi impianti Fer nonché quelli necessari per l’adeguamento della Rete di Trasmissione Nazionale (Rtn) e delle relative infrastrutture.
In questo scenario è opportuno considerare con attenzione i cosiddetti impianti ibridi.
Sono così definiti gli impianti che combinano due fonti energetiche rinnovabili diverse, come ad esempio l’eolico e il solare fotovoltaico, utilizzando infrastrutture di connessione alla Rtn esistenti senza aumentare la potenza di connessione.
Gli impianti ibridi offrono diversi vantaggi.
Anzitutto, oltre a non richiedere la costruzione di nuove infrastrutture di connessione, non è necessaria la realizzazione di rinforzi della Rtn (come spesso richiesto dal gestore della rete per nuove connessioni), con conseguente riduzione dell’impatto ambientale e paesaggistico dell’impianto, nonché dei tempi di connessione e dei relativi costi.
Inoltre, il profilo della produzione di energia nell’arco delle 24 ore è più uniforme e continuo, in quanto le due fonti energetiche sono in buona parte complementari.
Infatti, il fotovoltaico produce solo nelle ore diurne, mentre l’eolico anche notte.
La realizzazione di impianti ibridi richiede un accurato studio del sito e delle risorse energetiche disponibili: la taglia dell’impianto ibridante, rispetto a quello ibridato, va determinata in modo tale da minimizzare le perdite di produzione del sistema ibrido nel suo complesso.
Gli impianti ibridi sono già stati realizzati con successo in diversi Paesi Europei come Portogallo, Spagna e Polonia, ma non in Italia dove ancora oggi un vuoto normativo non ne consente lo sviluppo.
Auspichiamo in questo senso che Arera definisca quanto prima le modalità di connessione, per consentire di aumentare rapidamente la capacità produttiva senza appesantire la Rtn ed il lavoro di chi la gestisce.
In Italia le potenzialità dei sistemi ibridi sono particolarmente elevate.
Infatti, integrando gli impianti eolici esistenti con nuovi impianti solari fotovoltaici si potrebbe incrementare la capacità produttiva rinnovabile tra il 30 e il 50 per cento dell’attuale eolico installato (pari a più di 12Gw al 2023).
Infine, per rendere effettivamente speditiva questa possibilità, vista la rapidità con cui potrebbero essere connessi alla rete e considerato il limitato impatto ambientale a paesaggistico, andrebbe prevista una procedura semplificata per autorizzare gli impianti ibridizzanti.
Tuttavia, l’attuale quadro normativo non contempla nessuna accelerazione per questo tipo di impianti, mentre sarebbe auspicabile che le aree in cui ricadono gli impianti ibridi siano considerate almeno idonee a prescindere dalla tecnologia fotovoltaica utilizzata.
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