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Giovanni Legnini (commissario straordinario Ricostruzione Sisma 2016): «Servono 40mila cantieri, non ci si può fermare ora»

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Le persone colpite dal sisma del 2016 stanno ancora aspettando di avere giustizia. Lo dichiara il commissario straordinario per la Ricostruzione del Sisma 2016, Giovanni Legnini, che rilancia «non ci si può fermare ora». Ne parla nel suo intervento all’evento sulla rigenerazione urbana, Urban Promo di Milano, lancia l’allarme sulla ricostruzione nel centro Italia che può subire rallentamenti con lo stop alla proroga del superbonus 110% per gli edifici unifamiliari che sono la maggioranza nei borghi colpiti dal sisma del 2016 e da quelli precedenti.

«Le persone che hanno più sofferto nella pandemia sono quelle che vivono nelle casette delle zone sismiche. Si è accelerato. Nell’ultimo anno si sono aperti 6 mila cantieri. Ma dobbiamo ricostruire almeno altri 40 mila edifici. Questa gente deve ancora avere giustizia».

Legnini, intervistato dal vicedirettore del Corriere della Sera, Venanzio Postiglione, lancia una proposta: invece di limitarne la durata nel tempo, selezionarne la platea e garantire le detrazioni al 110% nelle zone a più alto rischio sismico. Sarebbe un peccato, chiarisce, fermare questo trend positivo: la ricostruzione è davvero partita grazie a procedure snelle, un sistema decisionale multilivello e assunzioni di personale esperto (ieri sono stati stabilizzati dal ministro Renato Brunetta 499 precari).

Lo testimonia il fatto che nel 2021 sono stati aperti più cantieri che negli ultimi 4 anni. Ma le difficoltà ci sono. E vengono anche dal mercato. Mancano tecnici, manodopera, e materiali, proprio a causa del successo che il superbonus ha in altre zone.

Dunque, è giusto concentrarsi sul Covid e sul Pnrr, ma, dice Legnini, «non vorrei che questi territori restassero indietro». I Fondi europei possono invece essere la grande occasione di sviluppo per queste zone: «La partita della vita». Per sventare il pericolo che da sempre attanaglia le ricostruzioni post-sisma, ovvero che vengano rifatte le case, magari più belle di prima, ma restino disabitate perché nel frattempo la popolazione è andata altrove a cercare lavoro e servizi.

«Con i fondi Pnrr possiamo dare la prima vera, grande, risposta, a questi territori, facendoli rinascere sicuri, sostenibili dal punto di vista ambientale, e connessi». I costi sono importanti. Per ricostruire le case del sisma del centro Italia lo Stato spenderà almeno 27 miliardi. Per quelle dei due terremoti precedenti, l’Aquila e l’Emilia-Romagna, 17 e 6. «Sono 50 miliardi negli ultimi 12 anni» evidenzia. «Ma con 4 miliardi all’anno si può fare un’ottima prevenzione».

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