L’ecologia è il filo rosso di un futuro diverso, per ridefinire il progresso

“La sorella che protesta”. E’ uno dei nomi con cui papa Francesco – in una variazione del Cantico di san Francesco – chiama la Terra, il pianeta non più tanto blu per il quale è scattato l’allarme.

Urge salvarlo dalla distruzione accelerata dell’insipienza del progresso illimitato delle società consumiste. Finora soltanto minoranze hanno intrapreso sane abitudini di vita per invertire la rovina accelerata della casa comune. La pandemia impietosa ha svelato la fragilità dei sistemi socioeconomici attuali. Le società consumiste, ritenute avanzate, sono state preda di paure e angosce collettive dimenticate, originate da un piccolo virus sfuggito alle previsioni e al controllo della tecnocrazia che, finora, pareva garanzia di sicurezza e consumismo all’infinito.

L’esperienza del coronavirus ha innescato un tempo opportuno per un pensiero nuovo sullo sviluppo. Non si può ripartire senza una bussola. E’ il tempo per fermarsi e ridefinire il progresso. La massimizzazione del profitto è “una distorsione concettuale dell’economia” se porta a bruciare risorse per il futuro e a una perdita della salute. Di fronte alle inquietudini esistenziali, sociali, economiche, forse l’unico leader capace di lenire dolore e tenere accese speranze universali, si è rivelato ancora una volta Francesco.

Il suo paradigma comunicativo non ha subito variazioni da quando, eletto, si era chiamato Francesco. Lo aveva solo messo a fuoco nel 2015 pubblicando la famosa enciclica Laudato si’ sulla cura della casa comune. La prima enciclica nella storia della Chiesa interamente sull’ecologia e le sue indifferibili emergenze per il futuro della vita umana sulla Terra. Rileggerla ora che c’è voglia di ripartire per sentieri altri, apre a una saggezza insperata perché libera da interessi privati e incoraggia a osare una rivoluzione culturale percorribile.

Nella pandemia si è confermato un leader religioso che ha innalzato la bandiera dell’umanesimo fraterno, solidale, ecologico e responsabile come via di uscita. Unico leader che non ha esitato a strigliare perfino i ritardi della propria Chiesa nel comprendere la congiuntura straordinaria del pericolo, spingendola a osare percorsi nuovi per restare fedele al patrimonio del Vangelo in un linguaggio che fosse compreso e accolto dagli uomini d’oggi credenti e non credenti.

In ascolto e sintonia con i più diversi saperi – dalla scienza, alla sociologia, all’economia, alla filosofia politica, alla biotecnologia – Francesco ha ribadito l’urgenza di una diffusa coscienza ecologica quale collante per garantire finalmente un futuro prospero e giusto per tutti. E lo ha fatto senza interferire con le istituzioni civili e politiche cui competono indirizzi e soluzioni operative. E’ rimasto nell’ambito del prepolitico dove la coscienza umana matura conoscenza e scelte etiche.

Non a caso gioca le sue carte sulla questione educativa, premessa di riuscita della conversione ecologica dei cuori e delle menti. Per un mondo nuovo ci vogliono uomini nuovi, ossia liberati dalla visione egoistica e consumista che logora energie e risorse del nostro Pianeta. Non è stato un caso che, all’inizio della Fase Due per l’uscita dal Covid 19, abbia voluto ricordare il quinto anniversario della sua enciclica sull’ecologia integrale per delineare “i percorsi di dialogo che ci aiutino ad uscire dalla spirale di autodistruzione in cui stiamo affondando”.

Tra i tanti contributi  apparsi in questi anni sulla questione ecologica – vale ricordare La sfida di Gaia di Bruno Latour sociologo e filosofo in questi giorni disponibile anche in traduzione italiana – quello di Francesco armonizza i diversi aspetti teorici e pratici della questione. Sottolinea l’interdipendenza tra la custodia della natura, dell’ambiente e dell’uomo sulla Terra. La questione sociale e la questione ecologica vanno compresi e risolti in una strategia complementare di intervento. Nella strategia educativa per creare consenso al cambiamento ecologico rientra l’insistenza del papa a riprendere attivamente l’insegnamento sociale dell’enciclica Laudato si’.

L’ecologia non può restare un capriccio salottiero né una moda passeggera, ma un cardine di garanzia per il futuro, il denominatore comune di società più giuste e solidali. Appare pertanto efficace, in uscita dalla pandemia, il lancio di un Anno di approfondimento – dal 24 maggio di quest’anno al 24 maggio del prossimo anno – per rendere lievito di rinnovamento sociale, economico e politico l’enciclica Laudato si’, “con la quale si è cercato di richiamare l’attenzione al grido della Terra e dei poveri”. “Invito tutte le persone di buona volontà ad aderire, per prendere cura della nostra casa comune e dei nostri fratelli e sorelle più fragili”.

Accanto alla riflessione, Francesco ha proposto una singolare preghiera che potrebbe definirsi un Cantico delle creature in termini contemporanei, quando occorre rimboccarsi le maniche per rispondere insieme – credenti e non credenti – alla sfida dell’imprevisto sanitario minaccioso cui si aggiunge la sfida economica e sociale  risolvibile meglio oltre gli steccati ideologici. Ecco il nuovo “Cantico” di papa Francesco:

“Dio amorevole,
Creatore del cielo, della terra e di tutto ciò che contengono.
Apri le nostre menti e tocca i nostri cuori,
affinché possiamo essere parte del creato, tuo dono.
Sii presente ai bisognosi in questi tempi difficili,
specialmente i più poveri e i più vulnerabili.
Aiutaci a mostrare solidarietà creativa nell’affrontare
le conseguenze di questa pandemia globale.
Rendici coraggiosi nell’abbracciare i cambiamenti rivolti
alla ricerca del bene comune.
Ora più che mai, che possiamo sentire di essere tutti
interconnessi e interdipendenti.
Fai in modo che riusciamo ad ascoltare e rispondere
al grido della terra e al grido dei poveri.
Possano le sofferenze attuali essere i dolori del parto
di un mondo più fraterno e sostenibile”.

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