[L’intervento] Secondo Papa Francesco la crisi del Covid pone tutti di fronte a una scelta. Ecco quale

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C’è un invito di papa Francesco a mettersi in viaggio.

Destinazione: un mondo più umano, giusto, fraterno senza aria inquinata e mortifera.

Queste ultime settimane il papa ha offerto una serie di prospettive sull’educazione, l’ambiente, l’economia, la salute tutte con l’unico collant della fraternità, una merce diventata rara in un mondo competitivo, affannato, ombroso. Più egoista e violento che solidale e pacifico.

Quanti al mondo a diverso titolo sono impegnati a pensare non solo una strategia di uscita dal Covid, ma anche al dopo, possono trovare nel pensiero di Francesco un contributo di idee e proposte libere dal monolite ideologico, aperte a culture plurali. Attingono infatti a diverse visioni religiose, economiche, politiche che Francesco continua a sostenere debbano incontrarsi, ascoltarsi e insieme progettare una nuova era dell’umanità.

Francesco, da vero medico in ospedale da campo le pensa tutte per aiutare in ottica mondiale persone e istituzioni a spingere nella stessa direzione del cambio, a ripartire dopo l’esperienza di fragilità universale sperimentata nella pandemia.

Il viaggio di Francesco nasce dalla necessità per il mondo di cambiare registro. La crisi del Covid pone tutti di fronte a una scelta.

“La scelta fra che cosa conta e che cosa non conta. La scelta fra il continuare a ignorare le sofferenze dei più poveri e a maltrattare la nostra casa comune, la Terra, o impegnarci ad ogni livello per trasformare il nostro modo di agire”.

Il papa lo ha chiarito nel videomessaggio ai partecipanti al recente Countdown digitale di TED sul cambiamento climatico.

Agire con urgenza per evitare “cambiamenti climatici radicali e catastrofici” lo dice la scienza. Mentre la coscienza completa il quadro dicendoci “che non possiamo essere indifferenti di fronte alle sofferenze dei più poveri, alle crescenti disuguaglianze economiche e alle ingiustizie sociali. E l’economia stessa non può limitarsi alla produzione e alla distribuzione” senza considerare l’impatto ambientale e la dignità della persona., ma deve essere “creativa in sé stessa, nei suoi metodi, nel modo di agire”.

E’ di fronte a questo quadro da cui non si può sfuggire che Francesco invita “a intraprendere, insieme, un viaggio. Un viaggio di trasformazione e di azione. Fatto non tanto di parole, ma soprattutto di azioni concrete e improcrastinabili. Lo chiamo “viaggio”, perché richiede uno “spostamento”, un cambiamento! Da questa crisi nessuno di noi deve uscire uguale – non potrà uscire uguale: da una crisi, mai si esce uguali –; e ci vorrà tempo e fatica, per uscirne. Bisognerà andare passo dopo passo, aiutare i deboli, persuadere i dubbiosi, immaginare nuove soluzioni e impegnarsi a portarle avanti. Ma l’obiettivo è chiaro: costruire, nel prossimo decennio, un mondo dove si possa rispondere alle necessità delle generazioni presenti, includendo tutti, senza compromettere le possibilità delle generazioni future”.

Il viaggio parte dall’ecologia integrale che poggia sulla convinzione che “tutto nel mondo è connesso” e richiede “altri modi di intendere il progresso e di misurarlo, senza limitarci alle sole dimensioni economica, tecnologica, finanziaria e al prodotto lordo, ma dando un rilievo centrale alle dimensioni etico-sociali ed educative”. Tre le piste di azione indicate. Promuovere anzitutto ad ogni livello “un’educazione alla cura della casa comune, sviluppando la comprensione che i problemi ambientali sono legati ai bisogni umani; un’educazione basata sui dati scientifici e su un approccio etico”. Come seconda proposta, “l’accesso all’acqua potabile e sicura” considerata un diritto umano essenziale e universale”. Assicurare inoltre “un’alimentazione adeguata per tutti attraverso metodi di agricoltura non distruttiva”.

La terza proposta è quella della transizione energetica: “Una sostituzione progressiva, ma senza indugio, dei combustibili fossili con fonti energetiche pulite”. Abbiamo pochi anni per realizzarla, meno di trenta. Questa transizione, in particolare –raccomanda Francesco –  deve essere non solo rapida e capace di soddisfare i bisogni di energia presenti e futuri, ma deve anche essere “attenta agli impatti sui poveri, sulle popolazioni locali e su chi lavora nei settori della produzione d’energia”. Per favorire questo cambiamento si escludano dagli investimenti “le compagnie che non soddisfano i parametri dell’ecologia integrale”, premiando quelle che pongono al centro della loro attività parametri quali la sostenibilità, la giustizia sociale e la promozione del bene comune.

Non si tratta di garantirsi per l’oggi ma occorre puntare a “ una soluzione duratura dei problemi”.

Tante sono le sfide cui pensare. E siccome “l’attuale sistema economico è insostenibile”, “siamo di fronte all’imperativo morale, e all’urgenza pratica, di ripensare molte cose: come produciamo, come consumiamo, pensare alla nostra cultura dello spreco, la visione a breve termine, lo sfruttamento dei poveri, l’indifferenza verso di loro, l’aumento delle disuguaglianze e la dipendenza da fonti energetiche dannose”.

E’ a questo punto di congiunzione tra presente e futuro che si può capire il legame che Francesco indica tra cambiamento sociale e la formazione delle nuove generazioni. E quindi la proposta del  Patto educativo globale cui pensava fin dallo scorso anno al di là della scuola cattolica.    

Il Covid tuttavia se da un lato a rinviato da maggio a ottobre l’avvio del Patto globale, dall’altra ha messo a nudo, amplificandole le urgenze e le emergenze alle quali rispondere.

Alle difficoltà sanitarie hanno fatto seguito quelle economiche e sociali. I sistemi educativi di tutto il mondo hanno sofferto la pandemia sia a livello scolastico che accademico, a tal punto che recenti dati di agenzie internazionali parlano di “catastrofe educativa” di fronte ai circa dieci milioni di bambini che “potrebbero essere costretti a lasciare la scuola a causa della crisi economica generata dal coronavirus, aumentando un divario educativo già allarmante, con oltre 250 milioni di bambini in età scolare esclusi da ogni attività formativa”.  Davanti a questa realtà drammatica, “le necessarie misure sanitarie saranno insufficienti se non verranno accompagnate da un nuovo modello culturale. Questa situazione ha fatto crescere la consapevolezza che si deve imprimere una svolta al modello di sviluppo”. Il Covid ha permesso “di riconoscere in maniera globale che ciò che è in crisi è il nostro modo di intendere la realtà e di relazionarci tra noi”.

Francesco ritiene che “l’educazione è una delle vie più efficaci per umanizzare il mondo e la storia. L’educazione è soprattutto una questione di amore e di responsabilità che si trasmette nel tempo di generazione in generazione”. A fronte di una politica divisiva che continua a considerare l’educazione e la scuola terreno di scontro per coprire annose inadempienze, Francesco  suona la sveglia perché si comprenda l’importanza vitale per una società che vuole essere nuova e più giusta di  adottare un sistema educativo e scolastico di prim’ordine, “un processo plurale e poliedrico capace di coinvolgerci tutti in risposte significative, dove le diversità e gli approcci sappiano armonizzarsi per la ricerca del bene comune. Capacità di fare armonia: ci vuole questo, oggi”.

Ascoltiamo il grido delle nuove generazioni, – propone il papa – che mette in luce l’esigenza e, al tempo stesso, l’opportunità di un rinnovato cammino educativo, che “non giri lo sguardo dall’altra parte favorendo pesanti ingiustizie sociali, violazioni dei diritti, profonde povertà e scarti umani. Si tratta di un percorso integrale, in cui si va incontro a quelle situazioni di solitudine e di sfiducia verso il futuro che generano tra i giovani depressione, dipendenze, aggressività, odio verbale, fenomeni di bullismo. Un cammino condiviso, in cui non si resta indifferenti di fronte alla piaga delle violenze e degli abusi sui minori, ai fenomeni delle spose bambine e dei bambini-soldato, al dramma dei minori venduti e resi schiavi”.  Questo grande progetto Francesco lo riassume in otto punti di impegno di tutti insieme e di ciascuno.

Primo: mettere al centro di ogni processo educativo formale e informale la persona, il suo valore, la sua dignità, per far emergere la sua propria specificità,  in relazione con gli altri.

Secondo: ascoltare la voce dei bambini, dei ragazzi e dei giovani a cui trasmettiamo valori e conoscenze, per costruire insieme un futuro di giustizia e di pace, una vita degna per ogni persona.

Terzo: favorire la piena partecipazione delle bambine e delle ragazze all’istruzione.

Quarto: vedere nella famiglia il primo e indispensabile soggetto educatore.

Quinto: educare ed educarci all’accoglienza, aprendoci ai più vulnerabili ed emarginati.

Sesto: impegnarci a studiare per trovare altri modi di intendere l’economia, la politica, la crescita e il progresso, perché siano davvero al servizio dell’uomo e dell’intera famiglia umana nella prospettiva di un’ecologia integrale.

Settimo: custodire e coltivare la nostra casa comune, proteggendola dallo sfruttamento delle sue risorse, adottando stili di vita più sobri e puntando al completo utilizzo di energie rinnovabili e rispettose dell’ambiente umano e naturale secondo i principi di sussidiarietà e solidarietà e dell’economia circolare.

Impegno, infine, a dar vita, nei nostri Paesi di provenienza, a un progetto educativo, investendo le nostre migliori energie nonché dando avvio a processi creativi e trasformativi in collaborazione con la società civile.

Perché questo Patto educativo possa riuscire Francesco fa appello “in modo particolare, in ogni parte del mondo, agli uomini e alle donne della cultura, della scienza e dello sport, agli artisti, agli operatori dei media, affinché anch’essi sottoscrivano questo patto e, con la loro testimonianza e il loro lavoro, si facciano promotori dei valori di cura, di pace, di giustizia, di bene, di bellezza, di accoglienza dell’altro e di fratellanza”.

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