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Le previsioni su cui si basa la manovra sono già superate | L’analisi di Emanuele Felice

“La manovra di bilancio arriva nel pieno di una nuova crisi che aumenta l’incertezza, che probabilmente farà crescere i tassi, forse anche i prezzi, e frenerà ulteriormente il Pil (ci saranno ancora meno risorse).

Le previsioni su cui si basa la manovra, già di per sé ottimistiche, risultano superate.

Naturalmente, il governo non poteva riscrivere la manovra.

Ma il punto è che l’impostazione era sbagliata già prima e a maggior ragione lo è adesso”.

Lo sostiene Emanuele De Felice, economista, dalle colonne del quotidiano Il Domani.

“Il grosso delle risorse viene destinato alla riduzione delle tasse, finanziata oggi in deficit e in parte con tagli alla spesa, domani con nuove privatizzazioni.

In questo potremmo definire la manovra (moderatamente) neo-liberale.

Con venature populiste: alla crisi sociale il Governo risponde mettendo direttamente soldi nelle tasche dei lavoratori, senza intermediazioni.

Dei 24 miliardi, oltre la metà sono per la decontribuzione (10 miliardi) e per il taglio del secondo scalone Irpef (3,5 miliardi)” prosegue.

Per tutto il resto rimane poco.

“Come per il potenziamento della pubblica amministrazione e del welfare: qui ci si limita agli aumenti contrattuali per il pubblico impiego, mentre con la spending review si annunciano tagli.

Si pensi che i fondi destinati alla sanità, nonostante quel che sbandiera il Governo (un aumento di 3 miliardi), diminuiscono in rapporto al Pil – che è quel che conta per misurare l’effettivo impegno – segnando così un allontanamento dagli standard europei e dai reali bisogni dei cittadini.

Spiccano poi alcune contraddizioni: 180 milioni di euro sono per garantire gli asili nido gratis a chi ha almeno due figli.

Il problema è che poi devono esserci, gli asili.

In alcune zone del Sud la disponibilità di posti è inchiodata al 10%, in altrove al Nord è al 40%.

A beneficiare della misura potranno essere le famiglie settentrionali, molto più di quelle meridionali: una palese ingiustizia” conclude.

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