Luca Ricolfi sul Messaggero analizza “le paure che la sinistra si ostina ad ignorare”:
“L’esito infelice del referendum (meno del 30% di votanti) – scrive l’editorialista – ha scatenato la caccia agli errori del trio Landini-Conte-Schlein, e moltiplicato le ‘lezioni’ che da quell’esito si dovrebbero imparare: mai fare tanti referendum tutti insieme; incauto scegliere temi non sentiti dalla gente; controproducente politicizzare il voto; autolesionistico (per il Pd) chiamare gli elettori a bocciare le proprie politiche passate; ingenua l’idea di compattare l’opposizione a colpi di referendum.
Ognuno, insomma, impara quel che vuole.
Ma c’è qualcosa che possiamo imparare sul puro piano dei fatti?
Detto in altre parole: ci sono delle informazioni che l’esito dei referendum ci ha fornito, e di cui non potevamo essere sicuri prima?
Secondo me sì. L’informazione-base che i referendum ci hanno fornito è che sul tema dell’immigrazione la sinistra è in netta minoranza nel Paese.
Il fatto che i sì ai referendum sul lavoro siano stati tutti prossimi al 90% e quelli sulla riduzione dei tempi per la cittadinanza siano poco sopra il 65% – spiega Ricolfi – è un dato estremamente significativo.
Su 85-90 elettori di sinistra andati al voto, almeno 20 hanno votato no sulla cittadinanza, il che significa che almeno 1 elettore progressista su 5, forse 1 su 4, non è d’accordo con la linea di Pd e di Verdi-Sinistra sull’immigrazione.
Insomma: l’elettorato di sinistra andato al voto ha mostrato la sua estrema diffidenza e iper-sensibilità sulla questione migratoria, anche quando posto di fronte a misure progressiste ma blande.
Tutto questo pone un serissimo problema alla sinistra.
Se volesse recepire i segnali del suo elettorato, dovrebbe spostarsi sulla linea di Conte, meno acritico di Schlein sull’immigrazione.
Ma se scegliesse di perseverare sulla linea pro-migranti attuale, molto difficilmente riuscirebbe a portare al voto un numero di elettori progressisti sufficiente a farle vincere le prossime elezioni politiche.
Forse, per la sinistra, sarebbe meglio, semplicemente, cominciare a prendere atto della realtà.
Guardandole senza pregiudizi, queste benedette statistiche.
I problemi della criminalità e dell’immigrazione esistono, la gente li sente, e non c’è modo di esorcizzarli.
Ostinarsi a negarli può portare gli elettori – anche una parte di quelli di sinistra – a rifiutare proposte che, in un clima più sereno, avrebbero ottime possibilità di essere accolte”.








