Non si sa per quale motivo si chieda al Pd, e al Pd soltanto, responsabilità, senso della misura, moderazione.
Come se queste supposte virtù, certo apprezzate da parte dall’establishment, fossero la chiave per vincere le elezioni.
Un ragionamento strano, o meglio strabico.
Si continua a ritenere, al di là di ogni evidenza empirica, che gli elettori siano attratti da posizioni moderate centriste.
Non è più assolutamente così.
In tutta Europa e pure negli Stati Uniti gli elettori scelgono chi esprime posizioni nette, non chi si rifugia in un nebbioso “giusto mezzo”.
Ovviamente bisogna avere qualcosa di ben definito e mobilitante da offrire all’elettorato.
Peraltro abbiamo una convincente prova a contrario della attrattività di politiche moderatrici: la vittoria di Meloni e, più indietro, della Lega.
Fdi ha per caso vinto mostrandosi responsabile, tra flat tax e bonus agli amici, porti chiusi e pacchia finita?
Credere che l’elettore valuti attentamente di quanti punti aumenti il nostro debito pubblico per un provvedimento o l’altro, e su questo decida chi votare è illusorio.
Gli elettori sono attratti da prospettive di un futuro migliore popolate da immagini e parole d’ordine avvincenti.
Qualcuno ricorderà l’ironia che circondò le 300 e passa pagine del programma dell’Unione di Prodi del 2006.
Non è con dossier degli uffici studi che si vincono le elezioni.
Con quelli si governa. Ma dopo aver vinto.
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