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Le dimissioni della Belloni e il momento sbagliato | L’analisi di Alessandro De Angelis

Alessandro De Angelis sulla Stampa commenta la vicenda Belloni: “Houston, we have a problem.

Che riguarda il «che cosa» e il «come».

Il «che cosa» sono le dimissioni di Elisabetta Belloni dalla guida del Dis, con diversi mesi di anticipo rispetto alla scadenza naturale.

Elisabetta Belloni – ricorda De Angelis – è una civil servant, riconosciuta sia a livello nazionale sia internazionale.

Se lascia l’incarico, evidentemente è accaduto qualcosa di non banale, che chiama in causa un tema di agibilità nell’esercizio del suo ruolo.

Il «come» riguarda il timing.

Le dimissioni vengono presentate lo scorso 23 dicembre, quando il caso Cecilia Sala è già diventato pubblico.

Vengono «congelate».

Attenzione: non «respinte».

E poi vengono rivelate da Repubblica, segno che qualcuno voleva che la notizia fosse nota, proprio ieri.

Cioè: il giorno dopo la visita lampo di Giorgia Meloni a Mar-a-Lago, operazione riuscita non solo a livello mediatico e il giorno in cui Alfredo Mantovano, sottosegretario con delega ai servizi, doveva riferire al Copasir appunto sulla vicenda Cecilia Sala.

Insomma – osserva l’editorialista – un caso, di per sé molto delicato, come un avvicendamento non rituale alla guida dell’intelligence, precipita su un contesto ancor più delicato in un giorno altrettanto delicato.

La storia si presta all’esercizio di dietrologie, a partire proprio dal tema della riservatezza violata.

E comunque, al di là degli spifferi che pur sono parte integrante della storia, la questione di fondo riguarda proprio il fatto in sé: le dimissioni di Elisabetta Belloni.

La modalità è senza precedenti, in relazione alla storia italiana, ai limiti dell’autolesionismo, con una delicata vicenda da gestire e in un mondo sempre più confuso in cui fondamentale sono l’intelligence e la back diplomacy (gli ostaggi li libera la Cia più che Musk via X).

Non a caso, proprio perché la vicenda Sala si gioca su questo piano embedded, il ministro degli Esteri non ne è stato il protagonista.

Non è la prima volta che l’Italia è impegnata in una trattativa sugli ostaggi, ma è la prima volta che accade con una crisi nell’intelligence.

È possibile che, alla base, ci sia la rottura di un rapporto di fiducia tra governo e Dis, proprio sulla gestione della vicenda di Cecilia Sala”.

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