Il sistema Giustizia e le tre grandi difficoltà da risolvere per poter ripartire

La pandemia di questi giorni ha messo a dura prova, tra le altre cose, anche il sistema giudiziario italiano. Ricordiamo che esso nel suo insieme rappresenta un servizio essenziale, ma al proprio interno composto da diversi livelli di urgenza e rilevanza. Per cui si è potuto organizzare una sorta di presidio, concentratosi nella fase critica dell’epidemia su quella non elevata percentuale di attività indifferibili.

Alla prova dei fatti questi concetti, in astratto lineari, stressati dalle diverse impostazioni culturali degli operatori, hanno esasperato comunque svariate criticità organizzative e strutturali del mondo giudiziario, su cui sarà necessario riflettere sin da ora.

Prima difficoltà: assenza di un processo penale telematico

La prima difficoltà è stata normativa, rappresentata dalla totale assenza di un processo penale telematico nel sistema. Sia la firma digitale degli atti che l’udienza in videoconferenza sono state oggetto di interventi confusi e controversi dell’ultima ora. Specialmente l’udienza svolta da remoto, cioè non nell’aula fisica di udienza, ha diviso gli addetti ai lavori, in modo estremamente serio.

Poco confortante sarebbe un processo penale in cui l’udienza si svolga in un mondo virtuale, smaterializzato. Su questo vi è unanime consapevolezza. Tuttavia non è stata affatto opportuna l’ostilità della avvocatura e di parte della magistratura per sistemi che nell’emergenza possono rivelarsi necessari per contenere la paralisi delle attività.

In determinate circostanze come l’emergenza sanitaria, o in situazioni non emergenziali in cui vi siano difficoltà di varia natura e previo consenso di tutte le parti, non si comprende dove risieda il motivo di opposizione a che la telematica possa offrire agli attori del processo penale un supporto di carattere occasionale, ma certamente molto utile. Meglio è andata al processo civile, dove la telematica è da anni la regola e, sia pure con residue difficoltà, ha potuto rendere questo triste periodo non così paralizzante per il settore.

Seconda difficoltà: le debolezze strutturali

La seconda criticità è rappresentata da debolezze strutturali. In primo luogo ciò vale per le reti informatiche, sia via cavo che via etere, del nostro paese e delle amministrazioni interessate. Pertanto numerose disfunzioni e disguidi operativi hanno reso spesso penoso l’agire da remoto.

Non adeguata risulta la preparazione digitale di molti protagonisti del sistema, anche per la cronica lentezza con cui le innovazioni sono state proposte e diffuse. Abbinando a ciò la grave inadeguatezza delle dotazioni hardware e software, il quadro si appesantisce ulteriormente.

Per eccessi di cautela nella circolazione dei dati il lavoro agile, sacrosanto al momento ed anche molto utile in prospettiva futura, è stato molto limitato ed è parso più una precauzione di maniera per non penalizzare ingiustamente i lavoratori del settore.

Terza difficoltà: la distanza culturale

Il terzo rilievo è di natura culturale. Oltre alla circospezione per l’informatica, alla divisione corporativa non sempre chiara rispetto al da farsi, è apparsa evidente una lacuna fondamentale del mondo giudiziario. La mancanza di obiettivi comuni, la litigiosità e la diffidenza fra componenti diverse, ma anche all’interno delle stesse componenti.

Netta è stata la separazione fra coloro che si sono opposti alle restrizioni delle libertà per scopi sanitari e chi difendeva tali interventi e ne invocava anzi la prosecuzione per ulteriori periodi. Peraltro si è trattato di un problema astratto, senza ricadute pratiche.

Più grave e ricco di implicazioni è stato un difetto di impostazione che tuttora rappresenta un pericolo per le nuove fasi transitorie che ci aspettano. Infatti tutte le misure adottate, da quelle di distanziamento a quelle telematiche, non erano a tutela soltanto di magistrati, avvocati e soggetti coinvolti. Erano predisposte per diminuire la circolazione di persone ed il rischio di assembramenti che le autorità hanno inteso come misure necessarie per il contenimento del contagio, in una sorta di cautela collettiva. Purtroppo si è assistito ad una serie di scontri tra diverse visioni, tra efficientisti e guardiani della salute, che alla fine non ha giovato alla credibilità del sistema.

Dall’11 maggio prossimo, in vista di un atteso ampliamento delle attività possibili, andrà tenuto presente questo scopo fondamentale, sia per iniziare a recuperare il terreno perduto, sia per farlo nel massimo rispetto della salute comune.

La necessità di ripartire

Nonostante queste criticità e quanto relativo alle oramai famose scarcerazioni di detenuti eccellenti a rischio, che meritano ampie e attente riflessioni a parte, il sistema sta preparandosi a ripartire sia pure per gradi necessari. Pur con tutte le divisioni e difficoltà, i gravi avvenimenti hanno lasciato una traccia profonda in gran parte del mondo giudiziario.

Credo che un rinvigorito senso di responsabilità appartenga ai più, pronti a fare la propria parte con cautela ed impegno. Nonostante le polemiche e sulla scorta del sacrificio eroico di tanti sanitari, non può che esserci uno stimolo collettivo e diffuso a dare il meglio di sé per garantire al nostro paese un riavvicinamento alla normalità. Anzi, ad una nuova e migliore normalità, che tenga presente alcune lezioni che l’epidemia ha inferto, come qui illustrato.

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.