Il problema degli artigiani e delle piccole imprese è “trovare lavoratori, non licenziarli”. Lo sottolinea la Cna commentando l’andamento del mercato del lavoro negli ultimi dieci anni.
Tra il 2014 e l’inizio del 2025, ricorda l’associazione datoriale, “si contano quasi 2,4 milioni di occupati in più, dimezzati i licenziamenti economici, consistente crescita delle dimissioni volontarie”.
L’analisi, realizzata dall’Area studi e ricerche della Confederazione sui dati Inps, evidenzia che il lavoro in Italia mostra una performance positiva: tra gennaio 2014 e marzo 2025 il numero di occupati è aumentato di quasi 2,4 milioni, raggiungendo il massimo storico di 24,3 milioni di unità.
Nello stesso periodo, il numero di disoccupati si è ridotto di 1,6 milioni, tornando ai livelli del 2007. Il miglioramento del mercato del lavoro si riflette anche sulla platea degli inattivi, diminuita di 1,9 milioni.
L’aumento dell’occupazione è stato favorito da una maggiore mobilità dei lavoratori, alimentata dalla possibilità di migliorare le proprie condizioni lavorative. Nel decennio, “le dimissioni volontarie sono aumentate del 70%, passando da 1,22 milioni a 2,1 milioni l’anno”.
Nello stesso periodo, invece, sono crollati i licenziamenti di natura economica, scesi da 943mila a 540mila l’anno, con un’incidenza sul totale delle cessazioni in calo dal 17,3% al 7%. Tra il 2020 e il 2023, i licenziamenti di natura economica hanno oscillato tra 248mila e 388mila, mentre tra il 2009 e il 2013 si attestavano tra 800mila e oltre un milione.
Osservando l’andamento delle assunzioni, annota la Cna, nel 2024 i contratti a tempo indeterminato hanno sfiorato i 2 milioni, pari al 31,3% del totale, in deciso aumento rispetto al 22,4% del 2014.
Nello stesso arco temporale è sceso il peso percentuale di tutte le forme contrattuali non permanenti. Le imprese hanno quindi mostrato una crescente preferenza verso la stabilità dei rapporti di lavoro, a prescindere dall’andamento della congiuntura economica.
L’aumento dell’occupazione ha portato il tasso di occupazione a crescere di 8 punti nel decennio, fino al 62,2%, che però rimane ancora il valore più basso tra i Paesi dell’Unione Europea, dove la media si attesta al 70,8%, con punte dell’82,3% nei Paesi Bassi e del 77,5% in Germania.
“Nonostante la significativa crescita dei posti di lavoro rimane una distanza significativa tra occupazione effettiva e occupazione potenziale. Una situazione paradossale, come emerge dalla recente indagine realizzata dalla Confederazione, dalla quale risulta che il 50,8% delle imprese intende procedere all’assunzione di personale (di queste, il 30% cerca almeno due dipendenti), ma una su tre non riesce a trovare i candidati idonei”, conclude la Cna.








