“La vittoria del centrosinistra in Emilia Romagna (Michele De Pascale) e in Umbria (Stefania Proietti), soprattutto in questa seconda regione dove i pronostici e i sondaggi della vigilia dicevano il contrario, è la novità di queste elezioni regionali, vinte due a zero dalla coalizione guidata da Schlein e Bonaccini, o se si preferisce due a uno tenendo conto della sconfitta di due settimane fa subita in Liguria”.
Lo scrive Marcello Sorgi sulla Stampa parlando anche “dell’ipoteca sempre più grave, rappresentata da un astensionismo ai seggi che supera abbondantemente il 50 per cento e purtroppo non accenna a un’inversione di tendenza, malgrado gli sforzi di tutti i partiti per riportare gli elettori al voto.
In Emilia Romagna la partita era considerata chiusa quasi dall’inizio.
Quanto all’Umbria, non è che il centrodestra non avvertisse la debolezza della governatrice Donatella Teseo, che ambiva a succedere a sé stessa dopo un’esperienza amministrativa non certo esaltante.
Ma alla fine – sottolinea – non è riuscito a produrre né una diversa candidatura, né una soluzione diversa da quella dell’aggancio del sindaco Stefano Bandecchi di Terni.
Al Pd è andata bene, si conferma il trend positivo inaugurato a giugno e Schlein può dormire sonni tranquilli perché la sua leadership, discussa sotto altri punti di vista per l’ambiguità su alcune questioni nodali, da un punto di vista elettorale indubbiamente funziona.
Per il Movimento 5 stelle, invece, la partita s’è conclusa male: fatto anche l’abbuono delle difficoltà che il Movimento affronta a livello locale, il risultato – che doveva essere un primo esperimento della nuova linea «autonomista» di Conte, deciso a mantenere le distanze dal Pd –, è deludente.
Anche senza trarre, in un senso o nell’altro, conclusioni sproporzionate – e spropositate – da un giro di elezioni locali, si conferma un’ovvietà, e cioè che per vincere un’alleanza ha bisogno di buoni candidati, e una tendenza niente affatto stabilizzatrice per il centrosinistra: quando vince, è il Pd a incassare il miglior vantaggio, a nulla valgono i tentativi degli alleati minori (M5S in testa) di distinguersi e di polemizzare con il maggior alleato.
È difficile che questo possa portare a rasserenare i rapporti e a migliorare in futuro la coesione della coalizione, che tuttavia – conclude – rimane l’unica possibilità per la sfida più grande, fissata tra tre anni, per la guida del Paese”.








