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[L’analisi] Il ceto medio travolto dall’aumento delle bollette

“L’Unione Europea deve dimostrare la sua condivisa capacità di affrontare la preoccupante emergenza energetica mobilitando ogni singolo euro disponibile nell’ambito delle sue competenze di bilancio.

Anche perché, con questi continui rincari tariffari, ci sarà un crescente effetto domino sul ceto medio italiano”.

Lo afferma il presidente di Demoskopika, Raffaele Rio, commentando lo studio realizzato dall’istituto sui possibili impatti, per il 2022, sui consumi di energia elettrica e di gas delle famiglie italiane.

“In questo momento – precisa Raffaele Rio – è molto probabile che le famiglie stiano utilizzando una quota dei loro risparmi per attutire l’impatto che i prezzi più elevati hanno sui consumi.

L’analisi ci restituisce un’Italia bicefala confermando che l’impatto del caro bollette non è uguale per tutti. I più colpiti sono i nuclei con un reddito pro capite più basso.

E, infatti, l’impennata dei prezzi, da un lato, sta aumentando la spesa per consumi di luce e gas maggiormente al Nord, ma, dall’altro, è principalmente nelle realtà del Mezzogiorno che, per la presenza di un reddito pro capite minore, si avverte maggiormente l’incidenza sul disagio economico delle famiglie, alimentando il rischio di un avanzamento dei nuclei familiari in condizione di povertà relativa”.

“Per arginare la crescita costante dei prezzi e ridurre i gravi effetti sul tessuto sociale italiano – continua Raffaele Rio – è necessario recuperare, nel breve periodo, poco più di 38 miliardi di euro, pari all’aggravio stimato dei consumi familiari per l’anno in corso. In questa direzione, oltre al rafforzamento dei bonus sociali elettrico e gas elevando il valore soglia dell’ISEE di accesso alle agevolazioni a 15 mila euro per i mesi rimanenti dell’anno in corso e per l’intero 2023, si potrebbe attivare il “metodo Covid” ossia l’immediata introduzione, da parte delle istituzioni europee, di una flessibilità eccezionale nell’impiego dei Fondi strutturali e di investimento europei (Fondi SIE) consentendo o potenziando la possibilità di operare trasferimenti di risorse tra i vari fondi (Fesr, Fse, Fondo di coesione, etc.) e semplificando alcuni requisiti procedurali collegati all’attuazione dei programmi.

Allo scorso 30 giugno, secondo i dati resi della Commissione europea, la spesa certificata dall’Italia era pari a 46,9 miliardi di euro, il 51 per cento delle risorse a disposizione nel periodo di programmazione 2014-2020.

Ad oggi, dunque, resterebbero da spendere e certificare entro il 2023 circa 44,5 miliardi di euro per non rischiare di perdere le risorse. In quest’ottica, necessita una cabina di regia del governo che attivi un monitoraggio immediato delle risorse disponibili nei fondi strutturali nazionali e regionali, ossia quelle, allo stato attuale, prive di impegni giuridicamente vincolanti.

Sul medio periodo, invece, – conclude il presidente di Demoskopika, Raffaele Rio – necessitano misure strutturali sul mercato dell’occupazione, (abbattimento del costo di lavoro, sgravi significativi per chi assume, etc.) e riduzione della pressione fiscale, oggi pari ad un rilevante 42,4 per cento, per aumentare il potere di acquisto delle famiglie rilanciando la crescita dei consumi, non soltanto quelli essenziali o di prima necessità.

In caso contrario, l’ulteriore aumento dei prezzi e delle spese per le utenze, senza interventi mirati, comporterà una maggiore flessione del potere di acquisto dei nuclei familiari”.

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