Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

[L’analisi] Ecco perché al mondo della finanza conviene investire in biodiversità

Negli ultimi trent’anni la prosperità umana è cresciuta più che in tutti i secoli passati. Abbiamo costruito strade, ponti, edifici, macchine; viviamo più a lungo e godiamo, nella maggior parte dei casi, di un welfare evoluto e di una solida educazione.

Tutto questo però a un prezzo enorme: se è vero che da millenni lo sviluppo umano si è concentrato sul consumo del capitale naturale come cibo, aria pulita, acqua e suolo fertile, in questi ultimi tre decenni le risorse sono state utilizzate a un ritmo più rapido di quanto necessario per reintegrarle.

L’umanità sta portando all’estinzione le specie animali e vegetali distruggendo il loro habitat per nutrire la popolazione in continua crescita.

Quindi è fondamentale capire l’impatto che la drammatica diminuzione della biodiversità ha sul benessere umano e la crescita economica.

La protezione della biodiversità sta diventando una priorità urgente per il mondo della politica: non a caso a dicembre si svolgerà a Montreal, in Canada, il vertice Onu sulla biodiversità con l’obiettivo di trovare un accordo globale sull’impegno da assumere a protezione della natura entro il 2030. Anche la finanza può e deve svolgere un ruolo più attivo.

Gli investitori istituzionali gestendo grandi capitali in tutto il mondo possono infatti facilitare una transizione positiva per la natura trasformando il modo in cui allocano capitale alle imprese e sviluppando nuovi modelli per valutare in maniera più accurata i rischi e le opportunità legati alla biodiversità.

L’Ocse stima che gli investimenti volti a proteggere la biodiversità ammontino attualmente a meno di 100 miliardi di dollari l’anno.

Le opportunità di crescita restano enormi: secondo una ricerca condotta dalla Food and Land Use Coalition, gli sforzi per integrare pratiche sostenibili nell’attuale mercato del cibo e del suolo rivoluzioneranno le catene del valore e apriranno a nuovi modelli di business.

Nel rapporto si stima che una tale trasformazione potrebbe creare un mercato della biodiversità del valore di 4.500 miliardi di dollari entro il 2030. Il mondo dell’asset management sta cominciando a offrire diverse opzioni di investimento a favore della biodiversità.

Negli ultimi due anni si è assistito al lancio di strategie di alto profilo che investono in società specializzate nel ripristino della biodiversità e nei servizi ecosistemici; 9 su 11 hanno fatto il loro debutto a partire dal 2020.

Anche il mercato obbligazionario è particolarmente attivo su questo fronte: sempre l’Ocse stima che siano già stati emessi 4-5 miliardi di dollari in obbligazioni per finanziare progetti legati all’uso sostenibile del territorio, che possono apportare benefici alla biodiversità.

In tale direzione, il mercato delle obbligazioni sostenibili continuerà a crescere: una ricerca condotta per Pictet Asset Management dall’Institute of International Finance suggerisce che l’emissione potrebbe raggiungere un ritmo di 4.500 miliardi di dollari all’anno entro il 2025, rispetto ai poco più che 1000 miliardi nel 2021.

A ciò si aggiunge che oltre 100 istituzioni finanziarie – che insieme gestiscono circa 14 mila miliardi di euro di attività in 19 Paesi – hanno già firmato un impegno a proteggere e ripristinare la biodiversità attraverso le loro attività finanziarie e investimenti.

Gli obiettivi comprendono il coinvolgimento delle imprese, la valutazione dell’impatto delle loro attività di finanziamento e degli investimenti e la divulgazione annuale dei contribuiti agli obiettivi globali su biodiversità.

Per quanto riguarda Pictet Am, le masse in gestione investite nell’ambito della biodiversità sono raddoppiate da 525 milioni di dollari all’inizio del decennio agli attuali 1,3 miliardi.

Siamo anche membri fondatori di un nuovo programma di ricerca, il Finance to Revive Biodiversity (FinBio), condotto da Stockholm Resilience Centre dell’Università di Stoccolma e la Swedish Foundation for Strategic Environmental Research che durerà quattro anni ed è volto ad aiutare il settore finanziario a sviluppare strategie per la protezione della biodiversità.

Con questo progetto vogliamo concentrarci sullo sviluppo di nuovi parametri per calcolare la perdita di biodiversità e misurarne l’impatto economico; incorporare la biodiversità nelle attività di engagement attivo con le aziende; valutare le prospettive di investimento positive per la natura e identificare tecnologie e strumenti economici per la salvaguardia del capitale naturale.

Sviluppando il fiorente mercato legato al capitale naturale gli investitori possono avere un impatto positivo concreto e le aziende possono capire i rischi legati alla perdita di biodiversità su bilanci e portafogli.

La natura è sempre stata il bene economico più importante. Ed è giunto il momento che il settore finanziario lo riconosca.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.