L’accordo raggiunto in Lussemburgo è un risultato fondamentale per la gestione dei flussi migratori.
Secondo Fiorenza Sarazanini, molti altri ostacoli dovranno essere superati, ma il patto stretto tra i ministri dell’Interno dell’Unione europea rappresenta finalmente un cambio di passo.
La trattativa lunga e complessa che ha segnato la riunione ha consentito all’Italia di tenere il punto su alcuni aspetti importanti, soprattutto ha anche dimostrato la debolezza di quegli Stati — primi fra tutti Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia riuniti nel gruppo di Visegrád — che rifiutano per principio qualsiasi tipo di accoglienza degli stranieri e alzano muri per impedire loro l’ingresso.
L’Italia chiede da anni all’Unione europea di non essere lasciata sola.
È giusto avere come obiettivo la protezione dei confini esterni dell’Europa e la regolamentazione degli ingressi, ma è illusorio credere di poter fermare i flussi migratori.
L’Italia è certamente uno dei Paesi più esposti perché è la porta— o meglio il porto— sul Mediterraneo più facile da raggiungere e anche da superare.
Secondo i dati ufficiali del ministero dell’Interno aggiornati all’8 giugno – spiega Sarzanini sul Corriere -, sono 53.606 gli stranieri giunti via mare quest’anno a fronte dei 21.243 dello scorso anno.
I numeri dicono che non c’è alcuna invasione, ma confermano che molto bisogna ancora fare proprio perché chi arriva possa essere assistito in maniera adeguata e aiutato a integrarsi.
Oppure a trasferirsi altrove se ne ha i requisiti.
Bisogna uscire dalla logica emergenziale e per farlo si deve avere la certezza che ci sia un sistema comune a tutta l’Europa in modo da evitare crisi diplomatiche come quella recente tra Italia e Francia.
Bene ha fatto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a mettere sul tavolo del negoziato i punti irrinunciabili per il governo.
La determinazione a non cedere su alcuni aspetti – conclude – alla fine ha consentito di ottenere un risultato chiaro e soprattutto ad assegnare al nostro Paese un ruolo chiave nella trattativa.
Ma ha soprattutto allineato l’Italia a quella parte dell’Unione che non vede i migranti come una minaccia e invece lavora per trasformarli in una risorsa.
Per saperne di più:

L’Italia delle case vuote nei posti sbagliati | Lo studio

Il fiscal gap che soffoca le nuove generazioni a danno di quelle attuali | L’analisi di Laurence Kot...

Quando le disuguaglianze aumentano e le opportunità di mobilità si riducono, fiducia e coesione risc...

Disagio socio-economico: nove indicatori per mappare le fragilità sociali nei quartieri di 25 | Il r...

La regia occulta dietro le rivolte di Milano e Torino | L’analisi di Maurizio Molinari






