Nel caso di Giulia e Filippo, commenta su Avvenire Daniele Novara, due figure emergono sulle altre: quella del padre della ragazza uccisa che sprona tante giovani come la figlia a denunciare per avere salva la vita e quella del padre del suo assassino che non si capacita che «un figlio così perfetto, che non aveva mai dato nessun problema, mai un litigio con amici e compagni di scuola», possa aver commesso un crimine del genere.
Normalmente si pensa che il tema della violenza sia connesso a quello dell’uomo macho. Tutt’altro: gli uomini violenti hanno un deficit di virilità, ossia la capacità di farsi rispettare rispettando gli altri, una fermezza profonda, un coraggio particolare nell’affrontare la vita. Ha una genesi educativa e i genitori possono fare molto per evitare certe distorsioni che in casi estremi portano a conseguenze irreparabili.
Senza voler fare processi alle famiglie e in particolare a quelle coinvolte e oggi sconvolte dal dolore, si possono comunque avanzare delle considerazioni sulla questione educativa e la violenza maschile. Le parole del padre di Filippo – il classico ragazzo «pacifico» – riportano al tema della carenza conflittuale, ossia dell’incapacità ad affrontare e gestire le difficoltà relazionali quando nascono. E il «pacifico» ne rappresenta il profilo più pericoloso.
La violenza contro le donne non ha matrici passionali o amorose: si tratta di brutalità allo stato puro, inadeguatezza totale a gestire le proprie reazioni emotive, volontà di possesso e di dominio assoluto, come se i corpi fossero una proprietà privata e potessero essere resi in schiavitù perpetua. Esiste un nesso molto stretto tra uomini violenti e un’educazione che, quando erano bambini, ha precluso la possibilità di litigare, impedendo loro di imparare a stare nelle contrarietà: non imparano ad ascoltare l’opinione degli altri; non imparano ad affrontare la divergenza; non imparano a tollerare un’opposizione alla propria volontà. E così non riescono a relazionarsi nelle situazioni critiche ed esplodono in rabbia e violenza che non vanno confuse con il litigio.
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