Sulla Stampa anche Caterina Soffici si occupa del tema trattato da Sabbadini.
E chiede se sia così difficile affermare che un rapporto sessuale senza consenso è stupro e che lo stupro è un reato.
Evidentemente – afferma – c’è qualcuno – troppi – a Bruxelles che pensa non sia opportuno, in questi mesi di campagna elettorale, affrontare temi controversi.
Cioè i diritti delle donne sarebbero un tema divisivo.
Lo pensa sicuramente Orban e c’è poco da stupirsi.
Ma stupisce che a chiedere lo stralcio dell’articolo 5, (che disciplinava il reato di stupro come mancanza di consenso esplicito) della nuova direttiva europea contro la violenza sulle donne ci siano anche Francia e Germania.
Macron, batti un colpo.
Ursula, dove sei finita?
Dì qualcosa al tuo connazionale Scholz.
L’Italia era favorevole, ma non è bastato a evitare un compromesso al ribasso piuttosto vergognoso.
Oltre al danno è andata in scena anche una sottile beffa: nel testo si invitano i paesi membri a sensibilizzare le popolazioni contro il reato di stupro.
Sensibilizzare che significa?
Senza introdurre norme, è una raccomandazione pleonastica.
Questo sconcio giuridico è andato in scena martedì sera, quando il cosiddetto “trilogo” (il negoziato tra la Commissione, il Consiglio e il Parlamento Ue) ha partorito un topolino cieco.
Il testo uscito dal Parlamento europeo è stato mutilato quando in Consiglio non ha raggiunto la maggioranza.
Perché i diritti (principalmente delle donne, ma non solo) fanno così paura?
Sembra quasi che troppi a Bruxelles abbiano avuto paura di dire chiaramente che il corpo delle donne non si tocca senza consenso.
Una visione patriarcale (sì, usiamola questa parola) che ha anche scatenato battute e i soliti commenti idioti in rete, del tipo «meno male, per fare sesso non devo andare dal notaio».
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