Sul Corriere della Sera Angelo Panebianco sottolinea come tra destra e sinistra, in Italia, via sia una evidente asimmetria.
La destra, quando è all’opposizione, urla e strepita contro il governo qualunque cosa esso faccia (pur con la rilevantissima eccezione, all’epoca del governo Draghi, della posizione di Fratelli d’Italia sull’Ucraina).
È solo quando si trova a governare che deve fare i conti con la complessità dei problemi.
Ma può urlare e strepitare impunemente perché gode nel Paese di un consenso superiore a quello della sinistra.
Le urla e gli strepiti (ciò che, tecnicamente, Giovanni Sartori definiva «opposizione irresponsabile») non le impediscono di vincere le elezioni.
Per la sinistra è diverso.
La sinistra, all’opposizione, fa ciò che faceva la destra nella stessa situazione.
Solo che le sue urla e i suoi strepiti non le fanno guadagnare un voto.
Non viene a nessuno il sospetto, da quelle parti, che l’opposizione irresponsabile, se può servire alla destra quando è all’opposizione, non serva invece alla sinistra?
Mi correggo: serve per coltivare l’orticello, tenersi stretti gli elettori (pochi) che già si hanno ma al prezzo di restare in minoranza.
Non serve per fare una proposta di governo che permetta di guadagnare molti nuovi elettori.
Né ha senso consolarsi dicendo che, se si guardano i numeri, se si tiene conto anche delle astensioni, la destra non dispone del consenso della maggioranza degli elettori.
Non significa nulla.
Vince (ottiene la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari) chi cattura il voto della minoranza elettorale più forte.
La minoranza elettorale che vota a destra è oggi di gran lunga più forte della minoranza elettorale che vota a sinistra.
Certamente, la questione identitaria (come ha osservato Sergio Fabbrini, sul Sole 24 ore) riguarda anche la destra di governo.
E la porta a commettere errori e pasticci.
Però la destra comunque governa.
È la sinistra che, coltivando solo l’identità, corre il rischio maggiore: ritrovarsi in mano, alla fine, un pugno di mosche.
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