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La richiesta dei giovani industriali: “Cambiare l’Italia alla radice” | Lo scenario

“Come giovani abbiamo il dovere di scuoterlo, questo nostro Paese”: ad affermarlo gli industriali under 40 di Confindustria che, a Capri per il tradizionale convegno di autunno, mettono al centro del confronto opportunità e criticità del Piano Mattei.

Ma è forte l’accento su piano strutturale di bilancio, manovra, sfide dell’economia.

“L’Italia ha bisogno di cambiare alla radice”, avverte il presidente dei Giovani Imprenditori, Riccardo Di Stefano. “Non vogliamo essere duri per il gusto di fare polemica”, sottolinea.

Usa toni cauti, riflessioni pacate, ma tra le righe non fa sconti.

È una “scelta giusta” aver agganciato il piano strutturale di bilancio alle riforme, ma “il quadro riformatore delineato nel piano non è sufficientemente chiaro per un Paese che ha bisogno di più capacità progettuale.

Un Paese che fatica a trasformare i soldi in progetti concreti.

Un Paese che, per troppo tempo, ha confuso la quantità con la qualità della spesa pubblica”.

E sullo sfondo c’è anche la partita del PNRR.

La manovra?

Nessun riferimento esplicito al dibattito sulle scelte all’esame del ministero dell’Economia per reperire risorse, che potrebbero avere un impatto sulle imprese che fanno più utili, ma non manca una stoccata: “Speriamo non inizi l’era dei ‘contributi volontari'”.

“L’impianto di finanza pubblica – dice Di Stefano della manovra – si basa sul rigore dei conti, ed è certamente un bene.

Rendere strutturale il taglio del cuneo fiscale, le politiche abitative e la sperimentazione sui mini-reattori, sono elementi positivi. Lo è anche la semplificazione”.

“Nella prossima legge di bilancio servirà un sostegno a specifici investimenti. Ma con la massima urgenza serve semplificare Transizione 5.0”.

Sulla riforma per le autonomie Confindustria ha lavorato per una sintesi interna, per non dividersi tra posizioni diverse, come aveva spiegato il presidente Emanuele Orsini, ma su un fronte la posizione è netta, l’energia: “Mentre lottiamo in Europa per avere un mercato unico con un prezzo unico dell’energia per le imprese, rischiamo di avere un’Italia con 20 bollette diverse”.

Sugli impatti che potrà avere la riforma “siamo perplessi e preoccupati”, avverte Di Stefano: “Mentre cerchiamo di evitare la concorrenza tra gli Stati membri in Europa, non possiamo permetterci di farcela in casa”.

Anche sulla concorrenza parole chiare: “L’Italia ha perso terreno, purtroppo, fiaccata dall’assalto delle piccole corporazioni.

È assolutamente positiva la previsione di una legge annuale sulla concorrenza, ma questi provvedimenti devono essere più ambiziosi.

La concorrenza non si può limitare ai dehors di bar e ristoranti. Ci vuole più coraggio”.

Di Stefano tocca anche il tema della cittadinanza che divide la maggioranza di Governo.

“In un Paese di culle vuote, di classi vuote, è solo un bene che un ragazzo desideri essere cittadino italiano”, sottolinea il leader dei Giovani di Confindustria: “Non ci interessa entrare nel dibattito politico, ma auspichiamo che su questo tema si trovi un meccanismo condiviso.

Perché riflettere sul legame tra apprendimento della lingua, scuola e cittadinanza è importante e potrebbe rafforzare la coesione sociale.

Sarebbe un modo per dire, a questi giovani, che sono parte di noi.

E per ricordarlo ai loro genitori, che hanno scelto di vivere in questo Paese e che lavorano con noi”.

A sottolineare prospettive e opportunità del Piano Mattei è, con un videomessaggio, la premier Giorgia Meloni: “Un progetto che questo Governo ha lanciato ma che appartiene all’Italia nel suo complesso, è nel nostro interesse nazionale”.

I giovani industriali ne riconoscono e chiedono più spazi e strumenti per le imprese private, a partire da una voce permanente “in cabina di regia”.

Del piano “è necessario accelerare le fasi di implementazione”, dice Di Stefano che, tra diversi punti, sottolinea che “quello delle risorse è un nodo fondamentale.

Ha una dotazione di 5 miliardi e mezzo.

Pechino, ha promesso investimenti per 50 miliardi di dollari in tre anni che si sommano a quelli già in corso.

Davanti a questi numeri, serve una dose massiccia di capitale politico e privato per rendere appetibile il piano a quei Paesi”.

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