Per risistemare gli invasi italiani “non serve molto, bastano 2 o 3 anni”.
Lo afferma il commissario per l’emergenza idrica Nicola Dell’Acqua, che ha partecipato alla ”Community valore acqua per l’Italia’ di The European House Ambrosetti per fare il punto la ricognizione nel Paese a seguito della nomina dello scorso 4 maggio.
Escluso per il momento un allarme imminente sulla siccità.
“Dopo le piogge che ci sono state – tranquillizza Dell’Acqua – i bacini sono appena sotto la media ordinaria, ma non abbiamo grosse criticità”.
Il commissario ammette però che “ci sono bacini che hanno subito danni per inondazioni o terremoti dove abbiamo ancora criticità rosse”, ma per il resto siamo ad una “criticità ordinaria per l’estate”.
In prospettiva invece Dell’Acqua vede “un’Italia idrica da rammendare”.
Per farlo occorre “individuare tutti gli strumenti utili alla Cabina di Regia per attenuare il problema siccità in circa 3 anni”.
“Il CLIMA è cambiato”, spiega, e il problema della carenza idrica va affrontato “senza ideologismi”.
“La notizia positiva – chiosa – è che la quantità delle precipitazioni è simile a prima, ma con un’intensità diversa”.
A suo dire “il CLIMA è questo, dobbiamo fare i conti con quello che abbiamo.
Per questo eviterei il discorso sui cambiamenti CLIMAtici, perché voglio affrontare il problema da commissario”.
All’Italia non manca una legge, che invece “è abbastanza chiara”, ma “una visione unica per il problema idrico”.
In particolare “la situazione delle infrastrutture di accumulo va rigenerata” perché si tratta di opere che “vanno riportate alle capacità per cui i nostri nonni le avevano generate”.
“Un lavoro – sottolinea – da fare su singoli distretti idrogeologici, come giustamente dice la Ue”.
Gli stessi distretti, che nella visione di Dell’Acqua, sono hanno il compito di predisporre il loro bilancio idrico.
Un bilancio che deve essere “serio e di dettaglio”, con il compito di “programmare il Paese sapendo che avremo anni in cui piove e anni in cui non piove”.
In pratica si tratta di “sapere esattamente” come viene utilizzato il singolo metro cubo di acqua prima di essere restituito al mare.
Si tratta in pratica di fare il conto di “quanta acqua abbiamo a disposizione e quanta ne usiamo”.
Un lavoro che “con gli strumenti che abbiamo oggi lo possiamo fare tranquillamente”.
Per il momento manca al Paese la “capacità di fermare l’acqua che è piovuta”.
Per questo “i piani di siccità sono da aggiornare e da rivedere molto velocemente”.
In questo caso la competenza gestionale è affidata alle regioni, che “hanno un compito molto gravoso”.
Infine Dell’Acqua ammette che il Nord deve imparare dal Sud.
“In Pianura Padana – spiega – non siamo abituati a intensità di piogge come abbiamo visto negli ultimi anni seguita da una scarsità idrica per intere annate”.
“In questo – conclude – il Meridione ci ha insegnato che per loro questa situazione è la norma e bisognerà quindi portare la stessa capacità d’invaso che c’è nel Sud unitariamente anche nella Pianura Padana”.
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