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La previsione di Descalzi, AD Eni: “Il nostro titolo ripartirà”

Dopo tre trimestri di fila in crescita, il Cane a sei zampe rallenta il passo in un mercato volatile, che ha visto scendere ancora i prezzi delle principali commodity energetiche: -5% per il petrolio Brent rispetto al quarto trimestre 2022 e -57% per il gas.

Il titolo si è accodato, reagendo ai conti del quarto trimestre e del preconsuntivo 2023, pubblicati il 16 febbraio, con un calo del 3% a 14,2 euro, nonostante le banche d’affari abbiano confermato raccomandazioni buy con prezzo obiettivo medio di 19 euro, e proclamato Eni (lo scrive Barclays) il miglior titolo del settore petrolifero europeo nel 2023.

La reazione ribassista sembra enfatizzare una convinzione condivisa dalle principali merchant bank: il titolo Eni è ancora trattato a sconto, ben il 30%, rispetto a quello dei concorrenti.

Eppure i cosiddetti catalizzatori sono tutti presenti, dall’ulteriore valorizzazione di Plenitude al settore gas-gnl che ha preso il volo.

Claudio Descalzi, l’amministratore delegato di Eni, analizzando la giornata con MF-Milano Finanza, spiega: «Resto convinto che l’azione Eni potrà esprimere il suo valore più compiutamente quando ci sarà un’assimilazione completa del nostro modello satellitare, che in tanti hanno già timidamente iniziato a copiarci.

I risultati del quarto trimestre sono buoni, la produzione è aumentata del 6% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno con oltre 1,7 milioni di barili equivalenti e il risultato netto di 1,63 miliardi di euro è superiore alle stime del consensus.

Credo semplicemente che l’attesa degli analisti a questo punto sia più per l’aggiornamento delle linee strategiche che comunicheremo il 14 marzo».

Questa attenzione già spostata al Capital Market Day si ritrova in tutti i giudizi post-conti delle principali banche d’affari.

Il modello delle società satelliti che è diventato uno dei punti di forza di Eni, prevede di sbloccare il valore dei business attraverso spin-off, ed è considerato dagli analisti il catalizzatore-chiave che ha maggiormente contribuito alla corsa delle azioni nel 2023.

L’esempio più citato è proprio Plenitude, la società delle rinnovabili che è anche una delle ipo più attese dal mercato, in particolare da quando l’ingresso del fondo Eip (Energy Infrastructure Partners), che si porterà fino al 9%, ha fatto emergere un valore implicito di 10 miliardi di euro, superiore alle attese.

«Era un passaggio importante poter dimostrare l’interesse di un primario investitore istituzionale disposto a investire in Plenitude, e che la valutazione sarebbe venuta direttamente dal mercato, non ce la saremmo fatta da soli», sottolinea il top manager sottolineando che “il collocamento dovrà avvenire nelle migliori condizioni di mercato, che non sono evidentemente quelle attuali.

Non c’è fretta, perché prendersi rischi inutili forzando i tempi mentre ci sono in corso addirittura due guerre?

Agire con prudenza finora ci ha premiato».

«Al momento stiamo conducendo un test di mercato sul sito di Ravenna, ma abbiamo già raccolto grande interesse tra gli operatori industriali, soprattutto energivori.

Ma già noi siamo ottimi clienti di noi stessi, saremmo quasi autosufficienti.

Al momento il fronte di business più grande per la Ccs è la Gran Bretagna, dove si va veloci anche sul piano regolatorio, e infatti abbiamo raggiunto un accordo per fare della Ccs un business regolato.

Gli energivori interessati sono già stati contattati dal governo».

Sul buyback, del quale il mercato non perde un passo da quando si è capito che consentirà al Mef di cedere fino al 4% di Eni senza scendere sotto il 30%.

Descalzi ha poi confermato che il programma continua a scorrere più velocemente del previsto.

«Lo chiuderemo entro marzo, per raggiungere l’obiettivo di 2,2 miliardi di euro mancano ancora 400 milioni», ha assicurato.

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