Fa più paura la destra (estrema) o la sinistra (radicale)?
I mercati hanno già scelto, almeno in Francia.
La scommessa delle elezioni anticipate giocata da Macron dopo il disastroso risultato delle europee di inizio mese rischia di essere pagata molto cara dai francesi, e non solo da loro, visto che dall’esito del voto transalpino dipenderà anche il futuro dell’Europa.
Eurofocus, lo speciale Adnkronos dedicato alle notizie dall’Europa e sull’Europa, ha pubblicato una prospettiva delle elezioni francesi vista dagli investitori finanziari.
La parola chiave della situazione è: incertezza.
Incerto è l’esito delle votazioni, ma incerte anche le politiche e la direzione che prenderà e potrà prendere (citofonare Unione europea) il futuro governo, che sia a trazione estrema destra o alleanza di sinistra.
Anche perché Macron, qualunque sia il verdetto delle urne, non si dimetterà.
Ora, se c’è una cosa che spaventa i mercati è proprio l’instabilità.
Una prima avvisaglia del ‘panico’ è chiara: dal giorno dell’annuncio delle elezioni anticipate, la borsa parigina ha bruciato 240 miliardi, con banche, operatori autostradali e servizi di pubblica utilità tra i titoli più colpiti – Société Générale SA, Crédit Agricole SA e Bnp Paribas SA, ad esempio, hanno perso oltre il 10% in questo periodo.
Con in ballo temi come l’aumento delle tasse e del costo del denaro, tra vagheggiate nazionalizzazioni (favorite dalla destra) e una proceduta di infrazione da parte dell’Ue per deficit eccessivo, i francesi arrivano al voto come tra l’incudine e il martello, bisognosi di una unità nazionale che è attualmente un miraggio assoluto.
Da una parte l’estrema destra del Rassemblement National (Rn) di Marine Le Pen, dall’altra la sinistra radicale de La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon.
La prima scettica sulla transizione ecologica, la seconda con piani grandiosi di spesa (tasse sulla ricchezza e sui dividendi): in mezzo, Macron con la sua alleanza centrista rischia di essere stritolato.
Tutto dipende da come andranno le elezioni, in programma domenica prossima, 30 giugno, con il secondo turno il 7 luglio.
In ogni caso, non sarà un successo, almeno per i mercati.
Un aspetto interessante che sta emergendo è il sentiment dei francesi.
I sondaggi infatti dicono che i cittadini ritengono che Rn sia più affidabile di Macron per l’economia e la ripresa della crescita.
Questo, senza particolare connessione con i dati, che dicono ad esempio che Macron ha ridotto la disoccupazione ai minimi storici per il suo Paese, e che ha tamponato l’alta inflazione meglio di altri Paesi.
Anche se al prezzo della crescita del debito pubblico.
Rn è all’opposizione da decenni, in sostanza manca totalmente di un’esperienza di governo, e tutte le sue promesse e i suoi slogan dovranno poi trovare un’attuazione concreta, con tutti i vincoli che la realtà impone, in primis sotto forma di Unione europea.
Allo stesso modo, però, è anche vero che Rn non ha mai dimostrato di non saper governare.
Sicuramente, il programma del presidente di Rn Jordan Bardella è alquanto fumoso riguardo alla copertura di spesa delle misure che vorrebbe mettere in campo, e non a caso ha già detto che in caso di responsabilità di governo procederà prima a un audit sulla situazione delle finanze francesi.
La cosa ancora più interessante è che secondo un sondaggio Ipsos per il Financial Times condotto il 19-20 giugno, il 25% degli intervistati si fida delle scelte economiche che prenderà – eventualmente – Le Pen.
Bene anche il Nuovo Fronte Popolare (Nfp) di sinistra che ottiene la fiducia del 22% dei rispondenti, mentre solo dopo arriva l’alleanza di Macron, col 20%.
In particolare, Rn si è classificata al primo posto per quanto riguarda il miglioramento degli standard di vita, la gestione del deficit e la riduzione delle tasse e della disoccupazione.
Ciò è in parte spiegabile col fatto che il presidente è ormai molto inviso ai francesi, tanto che i suoi alleati gli hanno chiesto di apparire il meno possibile durante la campagna elettorale.
Macron invece domenica scorsa ha pubblicato una lettera indirizzata al popolo francese in cui difendeva i propri risultati e invitava a votare per i moderati, respingendo gli estremismi.
Ma c’è un altro fattore che si sente nell’aria, sottolineato anche dallo staff della campagna elettorale di Macron: destabilizzati da pandemia, crisi geopolitiche, bassa crescita, servizi pubblici in caduta libera, dopo aver provato tutto il resto, gli elettori sono disposti anche a provare Rn, la cui ‘normalizzazione’, sebbene solo cosmetica, l’ha reso più accessibile a elettori più moderati.
E mentre ci si avvicina a grandi passi verso l’appuntamento con le urne, al momento i sondaggi danno i centristi in ripresa dalle europee di inizio giugno, ma comunque al 19,5% a fronte del 35,5% di Rn e alleati e al 29,5% di Nfp di sinistra (Ipsos).
In base a questi dati, non solo Ensemble arriverebbe terzo, ma è pericolosamente vicino alla soglia del 12,5% degli elettori registrati necessari in ogni seggio per qualificarsi al ballottaggio del 7 luglio.
Per saperne di più:

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Francia: le rivolte mettono a nudo l’impotenza della classe politica | L’analisi del Financial Times

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