La maggioranza deve stare in guardia sui referendum delle riforme costituzionali. Lo scrive Cesare Maffi su Italia Oggi. «Se si passa all’elezione diretta del titolare di Palazzo Chigi» scrive «bisogna soprassedere alla riforma della giustizia. Tale assioma è in realtà un interessato pregiudizio, messo in circolazione negli ultimi tempi. Sarebbe un po’ il trionfo dell’aut aut: non c’è spazio, né temporale né politico, per due grandi riforme. Bisogna sceglierne una, e una sola. Chi vorrebbe poter eleggere il presidente del Consiglio dovrebbe rinunciare ad assistere alla riforma della giustizia, in particolare alla divisione delle carriere. E viceversa. Nell’altro caso, l’obiettivo è di lasciare intatte le prerogative del Colle, nonostante chi vi sieda abbia già ricevuto (tramite la rielezione, secondo esempio nella storia repubblicana) un sintomatico omaggio da partiti rissosi e indeboliti e, diciamo pure, incapaci di far politica».
«Inoltre, si fanno arrivare pesanti minacce, sia pure sottobanco, a Giorgia Meloni, alla maggioranza, segnatamente ai massimi responsabili dei partiti nel centro-destra. Per attuare una riforma costituzionale» ricorda Maffi «è necessario superare lo scoglio della quadruplice lettura parlamentare. Dopo di che, va ricordato come si debba oltrepassare in ogni Camera i due terzi dei componenti, nella seconda lettura, se si intenda evitare il referendum costituzionale. Ecco il punto dolente: il centro-destra non ce la fa, probabilmente nemmeno con l’eventuale appoggio del frantumato Terzo polo, a raggiungere tale estesa maggioranza».
«Sarà quindi inevitabile affrontare il referendum costituzionale. Scatta a questo punto il poco simpatico ricordo del referendum sugli abbondanti mutamenti alla Carta richiesti dalla coppia Matteo Renzi-Maria Elena Boschi, affossato dagli elettori col 59% di no (nei referendum costituzionali non vige il numero minimo di votanti). Eppure, tanto da Palazzo Chigi quanto da Fratelli d’Italia si fa già circolare la volontà di affrontare a testa alta il referendum, evitando taluni errori commessi a suo tempo da Renzi, quale la personalizzazione della chiamata al voto e la molteplicità delle revisioni sulle quali gli elettori erano chiamati a esprimersi. Infatti» conclude, «se è vero che i sondaggi confermano costantemente un ampio superamento per il centro-destra rispetto al fronte avversario, è altrettanto vero che non si assiste mai a individuare una maggioranza assoluta».
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