La Lombardia lancia l’allarme sulla proposta della Commissione Europea sulla qualità dell’aria, la cui ambizione è quella adeguarsi, seppur gradualmente, ai parametri individuati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Le norme, scrive MF-Milano Finanza, entreranno in vigore a gennaio 2030 con un obiettivo virtuoso ma stringente e rischiano di mettere al tappeto una delle più importanti economie d’Europa.
Come dichiarato lunedì dal presidente di Assolombarda Alessandro Spada: se l’Italia è la seconda manifattura d’Europa, la Lombardia comanda e nel “nel 2022 ha segnato un export di 163 miliardi, uno dei più importanti d’Europa, oltre due volte quello della Finlandia o del Portogallo.
Un export dove proprio le imprese di Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia sono autentiche protagoniste”.
La proposta dall’esecutivo von der Leyen, scrive MF-Milano Finanza, abbassa ulteriormente i limiti attuali di alcune sostanze inquinanti: particolato (Pm), ozono (O3), biossido di azoto (No2), biossido di zolfo (So2) e monossido di carbonio (Co).
La revisione alla direttiva vigente fisserebbe nuove norme provvisorie di qualità dell’aria in Ue per il 2030, allineandole alle ultime indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Uno degli esempi riguarda il particolato fine, principale inquinante, per il quale la Commissione ha proposto di ridurre di oltre la metà il valore limite annuo presente nell’atmosfera portandolo da 25 a 10 microgrammi per metro cubo; così come per il biossido di azoto e il biossido di zolfo, il cui limite per entrambi è stato abbassato da 50 a 20 microgrammi per metro cubo.
La revisione concede 8 anni di tempo agli Stati membri per adeguarsi ai nuovi limiti, che entreranno in vigore il 1° gennaio 2030.
Tutti questi valori dovranno essere rivisti a partire dal 2028, ogni 5 anni, in base alle nuove evidenze scientifiche e alle tecnologie disponibili.
“Le nuove soglie ci costringerebbero a ridurre del 75% il numero di veicoli circolanti, attività industriali e impianti di riscaldamento e del 60% gli allevamenti.
Tecnicamente irrealizzabile e metterebbe a rischio la tenuta sociale del Nord Italia”, ha avvertito Giorgio Maione, assessore all’Ambiente della Regione Lombardia.
Coinvolti sono anche Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna.
Per il presidente della Lombardia Attilio Fontana il testo contiene misure “irragionevoli”, che porterebbero al blocco della Pianura Padana, dove sarebbe perfino fuori legge “più del 60% degli impianti di riscaldamento riscaldamenti”.
Va ricordato che “il pil lombardo è il 22% di quello nazionale” e con quello di Veneto, Emilia Romagna e Piemonte “si arriva a oltre la metà”.
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