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La guerra rischia di allargarsi al Mediterraneo, con la Francia che fa da Paese-chiave | L’analisi di Aldo Cazzullo

“Una guerra sulla sponda orientale non può che riverberarsi in tutto il Mediterraneo.

Si apre il fronte europeo della crisi.

E il Paese-chiave è la Francia”.

Così Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera che ricorda come Emmanuel Macron “ha in casa sei milioni di musulmani, molti dei quali sono già parecchio arrabbiati per conto loro, come si è visto quest’estate con la rivolta delle banlieues.

E ha un’estrema destra, tra Le Pen e Zemmour, oltre il 30 per cento.

Non prendiamoci in giro: saranno anche sovranisti (come se Macron non lo fosse) e antiglobalisti; ma il carburante di Marine e del partito di Éric Zemmour — che si chiama non a caso Riconquista — è l’immigrazione, in particolare quella islamica.

Una vittoria di Marine Le Pen fra tre anni e mezzo sarebbe la deflagrazione conclusiva, oltre che la fine dell’Unione europea.

Macron ha vietato le manifestazioni per scongiurare scenari da guerra civile.

Ma questa mossa è anche un segno di debolezza.

La polizia francese è allenata alla piazza.

In questi casi i cortei vengono consentiti, delimitati, lasciati sfogare.

Se vengono proibiti, è perché non si è sicuri di controllarli.

La comunità ebraica francese, molto più vasta di quella italiana, ha paura.

Da tempo ha cominciato l’esodo verso Israele”.

Dopo aver elencato tutti gli episodi di sangue causati da terroristi islamici negli ultimi anni in Francia, Cazzullo osserva: “Ora Parigi prepara un appuntamento che si annunciava bellissimo e si conferma complicato: l’Olimpiade del 2024.

Già c’era il caso Russia, che potrebbe essere risolto con la formula che nel 1980 consentì all’Italia di partecipare ai Giochi di Mosca, boicottati dagli americani: niente inni né bandiere; ufficialmente il team russo non esiste, partecipano i singoli atleti.

Ma se la guerra di Gaza continua e si estende, come reagiranno i Paesi arabi?

Qualsiasi veto su Israele non sarebbe ovviamente accettabile; ma per la Francia una tensione con le sue ex colonie volgerebbe i Giochi in un disastro.

Senza considerare le restrizioni necessarie alla sicurezza.

I veri drammi di questa crisi sono ovviamente altri; ma – conclude – la speranza del dialogo va tenuta accesa in ogni modo, e nei prossimi mesi Parigi sarà ancora una volta al centro della guerra e della pace”.

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