I fondi con una base di investitori più dispersa geograficamente mostrano flussi di raccolta e di rimborsi più volatili e maggiormente sensibili alla performance dei fondi stessi.
L’associazione positiva tra la dispersione geografica degli investitori e la volatilità dei flussi non dipende dalla presenza o meno di investitori istituzionali o di investitori residenti al di fuori dell’area dell’euro ed è presente sia prima sia dopo la pandemia.
Sono le conclusioni a cui giunge uno studio, intitolato “Dispersione geografica degli investitori e rischio di riscatto dei fondi comuni di investimento“, pubblicato dalla Banca d’Italia nella collana “Temi di discussione”.
Il lavoro, di circa 50 pagine è stato curato da Javier Gil-Bazo, Alexander Kempf e Raffaele Santioni.
Secondo quanto riporta una nota, utilizza le statistiche dell’Eurosistema sui detentori dei titoli (Securities Holdings Statistics).
Lo studio analizza la relazione tra il grado di dispersione geografica degli investitori e il rischio che i fondi comuni dell’area dell’euro si possano trovare a dover fronteggiare elevate richieste di riscatto da parte dei sottoscrittori delle loro quote.
Per saperne di più:

Emergenza PNRR e Coesione nei Comuni del Sud: a rischio il posto di 2.000 tecnici | L’intervento

Anche l’Inghilterra vuole tassare le banche | L’analisi del Times

Conte e Schlein andate in Ucraina | L’analisi di Marcello Sorgi

Hormuz divide la politica americana: il dilemma del ritiro e i rischi per la navigazione | L’analisi...

Il trucco della tassa sui “milionari” di Washington | L’analisi del Wall Street Journal






