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La difesa non è bellicismo | L’analisi di Angelo Panebianco

Sul Corriere della Sera Angelo Panebianco affronta il rapporto tra ideologia e linguaggio nel dibattito sulla difesa militare europea, criticando l’uso improprio del termine “bellicismo” per descrivere chi sostiene il rafforzamento delle capacità difensive.

Secondo l’autore, definire “guerrafondaio” chi intende garantire la sicurezza del proprio Paese rivela un condizionamento ideologico che impedisce di distinguere tra aggressione e difesa.

Alla base vi sarebbe l’illusione che basti negare l’esistenza dei nemici perché questi scompaiano, una posizione che ignora la realtà dei rapporti internazionali.

Tale impostazione, osserva Panebianco richiamando Ernesto Galli della Loggia, favorisce una lettura distorta dei conflitti, arrivando a considerare “bellicisti” anche gli ucraini che si difendono dall’invasione russa, con effetti utili alla narrazione di leader come Donald Trump e agli interessi di Vladimir Putin.

In un contesto segnato dal ridimensionamento della protezione americana, l’Europa si troverebbe esposta a rischi crescenti, rendendo pericolose le semplificazioni che disorientano l’opinione pubblica.

L’autore richiama quindi il ruolo della Chiesa cattolica come guida morale, sottolineandone però la pluralità interna: accanto a una tradizione che distingue tra dimensione spirituale e realtà politica, contribuendo nel tempo allo sviluppo delle libertà europee, esisterebbero correnti che, in nome della pace, mettono in discussione persino la legittimità della difesa armata.

Questa posizione, secondo l’analisi, rischia di negare il fondamento stesso dello Stato, che consiste nella tutela della sicurezza dei cittadini, e di mettere in discussione il compromesso storico tra Chiesa e Stato su cui si è costruita l’Europa moderna.

Le implicazioni sono rilevanti: una rinuncia alla difesa esporrebbe i Paesi europei a pressioni esterne, in particolare da parte della Russia, anche attraverso strumenti come la guerra cibernetica.

Di fronte a questa posta in gioco, Panebianco esprime comunque fiducia nella capacità della Chiesa di contenere al proprio interno posizioni che considera ideologiche e distanti dalla realtà.

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